Palazzo Mosti e il padre ignoto dei segreti svelati

Tutti i noiosi particolari di una convenzione che "non esiste" e che la giunta non ha mai discusso

Benevento.  

 

di Federico Festa

Mastella è un magister ludi, uno di quelli che Hesse avrebbe volentieri messo a dirigere il gioco delle perle di vetro. E ci sta. Chi vi scrive, per sua fortuna, ha avuto a che fare con l’avvocato Oreste Vigorito e si ritrova da anni come Gordon Pym a vivere avventure straordinarie e tempeste inattese. Pur non avendo ascoltato, nelle ultime 48 ore, sia il magister ludi sia il tumultuoso timoniere ha appreso, duro sottolinearlo noiose mica tanto, circostanze e fatti che prima ignorava. La magia, certamente non attribuibile a personali abilità, deriva dall’aver letto, a più riprese e da fonti diversificate, cose suggerite, ispirate e fedelmente trascritte da più personaggi in cerca d’autore.

Si sa che il 22 agosto prossimo l’amministrazione comunale di Benevento incontrerà i rappresentanti della società del Benevento calcio, più semplicemente club per utilizzare altrui forme riassuntive, per discutere i termini di una convenzione che regola l’utilizzo dello stadio.

Il “club” dell’avvocato Vigorito non ne aveva dato notizia. Perchè? Perché i 30 dipendenti del Benevento rispettano la regola della riservatezza e, prima di assumere iniziative che coinvolgono la società, chiedono o aspettano direttive. Ci sta pure questo, se una società funziona.

Si sa che l’amministrazione comunale, anche se il magister ludi Clemente Mastella sostiene di non averne ricevuto bozza in giunta, ha intenzione di chiedere 70 accrediti, obbligati nero su bianco, in forza di un rinnovo di convenzione che nessuno ha visto e nessuno sa che esiste.

Si sa che il Comune di cui Mastella è sindaco, quindi primo cittadino, quindi leader indiscusso perché democraticamente eletto, vanterebbe un credito nei confronti del Benevento calcio di almeno un milione e 700mila euro, tanti quanti, in una lunga e a questo punto da ritenere “non autorizzata” comunicazione, dà conto il “delegato” alle questioni dello sport, Enzo Lauro.

Il Benevento non ne ha parlato. Garantito. Altrimenti avrebbe chiesto a Lauro e allo sconosciuto “aizzatore” di polemiche speciose e noiose di sottrare a questo pauroso credito, derivato da dieci anni di consumi idrici ed energetici dello stadio, gli altrettanti decennali prelievi di elettricità e risorse idriche presso il settore distinti dell’impianto sportivo a favore della fiera mercatale che si tiene il sabato a contrada Santa Colomba. In una società privata uno prima di parlare si documenta e sono guai se non lo fa.

Per essere una bozza nemmeno ricevuta dalla giunta e che, tra l’altro, deve essere presentata, discussa e approvata in consiglio comunale, si sa perfino il nome del dirigente comunale che l’ha elaborata. I trenta dipendenti del Benevento calcio non ne hanno fatto parola con alcuno. Doti divinatorie, le nostre? Macché. Noiose intuizioni? Manco a pensarlo. E’ stato suggerito, scritto e poi puntualmente smentito. Non dal Benevento calcio, non da chi vi scrive.

Si sa che Vigorito avrà un giro d’affari di trenta milioni di euro quest’anno. Pure questo non ce lo aveva detto. Superando il cattivo gusto di fargli i conti in tasca, gli chiederemo un aumento. Mastella permettendo, magari guadagnerà pure di più e l’aumento non ce lo darà lo stesso.

Si sa che il Comune, numeri alla mano, ha intenzione di chiedere per il fitto dello stadio 200mila euro, ragionevolmente parametrati ai fitti degli impianti imposti ad altre società di calcio che militano in serie A.

Come per il dirigente comunale che ha studiato la convenzione, si sanno anche le società di serie A prese come esempio, sempre dagli ignoti che si muovono all’interno di palazzo Mosti. Senza dire alla giunta, senza comunicare a Mastella: queste cose a lui sconosciute lo annoiano, anche se le riporta, pari pari, nelle “bolle” che non sempre, ma di tanto in tanto, rilascia a favore dei mortali ne seguono le gesta. Tutti intellettuali, ovviamente, cui piacciono le sagre paesane.

Stordidi da questo immaginifico gioco delle perle di vetro, pensiamo e ripensiamo a quel povero Joseph Knecht, che non ha mai conosciuto Mastella e la sua anarchica Castalia, terra di pietre lanciate e di mani nascoste come monelli sporchi di mamellata.