di Federico Festa
Presso la Sala Rossa dell'Università degli Studi del Sannio la tappa conclusiva della giornata dedicata alla memoria di Raffaele Delcogliano, ex assessore regionale, e di Aldo Iermano, suo amico occasionalmente anche autista, entrambi uccisi in un agguato il 27 aprile 1982.
In mattinata, presso la sede del Consiglio regionale della Campania, l'inaugurazione della sala biblioteca intitolata alla memoria del giovane militante dell'allora Democrazia Cristiana.
“Una giornata carica di emozione - ha spiegato Rosetta D'Amelio, presidente del Consiglio regionale – per far rivivere l'impegno di Delcogliano, autore di un percorso di riforme su cui è importante riflettere ancora oggi. L'avvocato beneventano ha anticipato molti temi oggi attualissimi, come l'interpretazione dell'autonomia non come nuovo centralismo regionale ma come costruzione dal basso, e il suo tentativo di riformare il lavoro".
Particolarmente toccante il ricordo di Felicita Delcogliano, sorella dell'avvocato ucciso, attualmente assessore nell'esecutivo di Mastella, che ha tratteggiato di Raffaele gli aspetti più umani. Principalmente il ricordo “di una amicizia profonda che lo legava a Aldo Iermano”, ha pescato nella memoria l'assessore, “le loro interminabili sfide a calcio”.
Introdotti dal Magnifico Rettore dell'Università del Sannio, Filippo de Rossi, si sono avvicendati nella Sala Rossa la stessa presidente del Consiglio regionale, il vice sindaco Mario Pasquariello ed il questore Giuseppe Bellassai.
Delcogliano venne barbaramente assassinato perché in quegli anni ritenuto “nemico del popolo”. In realtà in qualità di assessore regionale alla formazione professionale, Delcogliano aveva in animo di scoperchiare il pentolone del malaffare legato ai fondi stanziati per questo utilizzatissimo ammortizzatore sociale. Erano quegli gli anni ruggenti della spesa pubblica e della voragine che si andava scavando nei conti pubblici. Sulla formazione professionale sopravvivevano migliaia e migliaia di disoccupati ma guadagnavano anche lobby del malaffare che quei disoccupati moltiplicavano solo sulla carta. I gruppi terroristici che decisero e portarono a termine l'agguato in realtà volevano punire la prospettiva di un blocco di quel fiume di finanziamenti, che avrebbe “affamato il popolo”, mentre Delcogliano lottava per la legalità e per combattere la corruzione.
Erano quelli gli anni in cui lo Stato e la politica scendevano a patti con le Brigate Rosse e la “fermezza” che portò all'uccisione di Moro veniva svenduta per trentatré denari dati ai terroristi e al boss Raffaele Cutolo.
