di Federico Festa
Un incastro fatto di certificati e di date quello presentato dai familiari di Vincenza Bernardo, la donna che lotta contro un cancro e che adesso punta l'indice contro i medici del Rummo, in asserito ritardo con la diagnosi esatta, tanto che in un primo momento le avevano consigliato una visita psichiatrica. Al pronto soccorso dell'ospedale sannita V. B. ci era arrivata perché afflitta da dolori lancinanti. Si localizzavano nella zona lombosacrale e lungo una gamba, di qui il ricorso all'ambulatorio di ortopedia. I dolori, dovuti a metastasi ossee, vengono trattati come una sciatalgia e quindi con la prescrizione di antidolorifici ed antinfiammatori.
Ovviamente, non c'è alcun sollievo. La donna torna in ortopedia e a quel punto, senza immaginare e disporre per lei ulteriori accertamenti, i medici le consigliano di continuare con la cura e di rivolgersi, volendo, al reparto di psichiatria. V. B., che per tutto il tempo aveva sempre temuto il peggio avendo bene in mente l'ereditarietà di taluni mali, a questo punto si rassegna e si rivolge allo psichiatra, il dottore Giuseppe De Lorenzo. Le date sono importanti perché è su quelle che la donna e l'azienda ospedaliera forniscono versioni diverse, contrastanti. De Lorenzo non ci mette molto a capire che le cose vanno approfondite con una risonanza magnetica e non con la psichiatria. V. viene accompagnata dai familiari in uno studio privato e la risonanza viene effettuata in giornata, così come la diagnosi di cancro e la presenza di metastasi. Al Rummo ci torna con questa tristissima certezza e solo a quel punto (come ricostruiscono i familiari) da Ortopedia viene chiesta una consulenza al reparto di Senologia. In poco tempo gli esami confermano.
Una sequenza di avvenimenti che mette in discussione la ricostruzione, resa ufficiale attraverso una nota diffusa nei giorni scorsi, dalla direzione sanitaria del Rummo, plesso ospedaliero di vera eccellenza in Italia meridionale, ma che come tutte le strutture ad ogni latitudine dell'Italia può incappare in qualche difficoltà. Ecco quanto ricostruito dalla direzione sanitaria:
La paziente veniva all’osservazione del Pronto Soccorso il giorno 22 luglio u.s., a causa di lancinati dolori al ginocchio. Dopo aver effettuato la visita ortopedica e valutati gli esami radiografici forniti dalla paziente, che evidenziavano coxoartrosi e gonartrosi, la stessa veniva dimessa con invio al medico curante.
A seguito del persistere della sintomatologia, la paziente contattava un ortopedico di fiducia, che le consigliava una risonanza lombare.
Effettuata tale indagine, il 27 luglio u.s. la paziente ritornava al Pronto Soccorso, che disponeva il ricovero nella U.O.C di Ortopedia, dove effettuava nuovi esami radiografici e veniva sottoposta ad ulteriori controlli, tra cui la consulenza oncologica, ematologica e senologica.
Indi, veniva eseguita mammografia ed ago aspirato, che consentivano una prima diagnosi di tumore della mammella.
Veniva, pertanto, disposto il trasferimento alla U.O.C. di Oncologia, dove veniva effettuata una scintigrafia total body e messa in trattamento secondo le indicazioni delle linee guida specifiche per tale patologia. Seguivano le dimissioni in data 17 agosto c.a.
Dalla raccolta delle informazioni anamnestiche relative alla paziente, è emerso che la stessa effettuava controlli clinici periodici presso altra struttura sanitaria ospedaliera; l’ultimo, datato marzo 2017, non evidenziava alcuna particolare criticità.
È stato, dunque, l’Ospedale Rummo ad aver diagnosticato un tumore primitivo alla mammella e metastasi ossee secondarie, con evidente segno di una diffusione della malattia di gran lunga antecedente alla recente osservazione, laddove tale indicazione sarebbe potuta pervenire eventualmente dalla struttura che la seguiva per i controlli, o dal proprio medico di base, su cui ricade la responsabilità della tutela dello stato di salute del paziente, attraverso la gestione dei percorsi clinici territoriali, della prescrizione degli eventuali ricoveri e della prevenzione oncologica.
Alla luce delle due verità, supportata dalle certificazioni, la famiglia chiede l'intervento della Procura della Repubblica, con l'urgenza di prendere a cuore il caso, vista l'esiguità del tempo a disposizione. Ai vertici del Rummo pure è giunta una richiesta da parte dei familiari di V. B.: nel caso vengano sconfessati dalle certificazioni presentarti, presentare le dimissioni e lasciare il Rummo.
Nel pomeriggio, eè di nuovo il Rummo a intervenire sulla vicenda, rilasciando questa nuova nota stampa:
In ordine al presunto caso di malpractice denunciato nei giorni scorsi, la Direzione Strategica dell’Azienda Ospedaliera “G. Rummo” desidera innanzitutto esprimere solidarietà, vicinanza e disponibilità alla paziente per la seria patologia da cui è affetta. Corre l’obbligo, però, ribadire quanto specificato col comunicato stampa del 25 settembre u.s., quale risultato emerso dall’inchiesta interna immediatamente disposta dalla stessa Direzione Strategica, dalla quale emerge, tra l’altro, che l’A.O. Rummo è intervenuta solo alla fine di un percorso, svoltosi al di fuori di essa, senza che la patologia, per quanto sicuramente da tempo in atto, fosse stata evidenziata. L’Azienda resta, comunque, a disposizione dell’autorità competente per eventuali verifiche che ritenesse di effettuare.
Segui le interviste al dottor De Lorenzo e alla sorella della paziente
