(fed.fes) - Ho chiesto a due dei nostri migliori registi di aiutarmi a mettere insieme, nel modo più fruibile e semplice possibile, le immagini che raccontassero quello accaduto nelle prime ore del 15 ottobre di due anni fa.
Mario Ferdinandi e Andrea Bocchino hanno realizzato un "corto" che riesce a prenderti per mano riportandoti a quei giorni, terribili per chi li ha vissuti sulla propria pelle, non cancellabili per chiunque assista a una tragedia come quella.
A due anni di distanza, qualcosa è stata fatta. Qualche spicciolo è stato allungato in forma di risarcimento. Ben poco e non date credito a chi sostiene il contrario, a chi magnifica attività svolta. Chi ha perso la propria attività, chi ha subito danni o ha chiuso o ha rimboccato le maniche e ricostruito con il sudore.
L'inchiesta avviata dalla magistratura, per stabilire cosa non abbia funzionato ed eventualmente a chi addebitare responsabilità, deve ancora scrivere la prima sentenza. Ma la perizia c'è. Speriamo presto.
Esondare significa tracimare. E' acqua che rompe gli argini. Noi siamo abituati a etichettare ogni evento naturale particolarmente violento come una cosa che ci viene addosso: dalla natura verso le nostre cose. In realtà ad invadere siamo stati noi. Se vogliamo continuare a convivere con la necessità di consumare territori circostanti, dobbiamo capire che i fiumi devono essere curati. Nel sud la priorità sarebbe anche ripulirli.
E' come costruire piani in cemento armasto su case fatte di tufo: se crollano a tirarle giù non è stata la violenza del terremoto ma la nostra stupidità.
Benevento in qualche modo si è rialzata. C'è chi ha avuto il coraggio di guardare avanti con ambizione. Ma ci sono tante, ancora troppe persone che aspettano la messa in sicurezza del greto del Calore, del Tammaro e del Sabato.
Noi possiamo contare gli anni. Uno. Due.
