VIDEO|"Mia moglie, l'inferno Sla, e la sanità che non aiuta"

Il racconto di Vincenzo, 46 anni accanto alla moglie malata di Sla

Benevento.  

 

di Cristiano Vella

Tre maledette lettere, l'inferno che si spalanca dopo la prima pronuncia: Sla. Da Stefano Borgonovo in poi è stato sollevato il velo sulla terribile malattia e sullo stato in cui riduce chi ne viene colpito. La “stronza”, la chiamava l'ex bomber di Fiorentina e Milan, per la crudeltà di un male che ti costringe a vivere in un involucro di cui non sei più padrone, essendo però perfettamente coscienti.
Vincenzo D'Agostino, volto buono e sempre col sorriso, se l'è trovata in casa la Sla, che ha colpito sua moglie, ora ricoverata, ed ha raccontato ad Ottopagine il calvario quotidiano, spesso reso ancor più gravoso da dettagli e situazioni in cui per forza di cose ci si viene a trovare.
“E' molto difficile, perché occorre una dedizione totale, per fortuna c'è qualche angelo che viene ad aiutarci a casa. Pensi: stiamo insieme da 46 anni, abbiamo festeggiato questa data in ospedale. E' difficile vedere una persona che non si avvilisce, ma perde pian piano l'uso della sua persona: prima una gamba, poi un braccio, ed ora anche la possibilità di ingoiare”.
Oggi nutrirsi per la signora è praticamente impossibile, avrebbe bisogno di un sondino collegato direttamente allo stomaco per evitare che il cibo, andando magari nella trachea, provochi una polmonite: “Il problema principale è che siamo da tre settimane in ospedale, ma di volta in volta questo intervento che avrebbe durata di mezz'ora, ora perché manca un medico, ora per un altro motivo, ora per i valori del sangue. Non ci viene detto perché non viene effettuato questo intervento. Siamo da tre settimane in gita praticamente, che ovviamente costano all'erario italiano. A breve saranno quattro settimane che siamo qui. Così la sanità non va bene”.