Giallo ASL: tre milioni tra Napoli e Bucarest

L’Azienda liquida le somme a un broker napoletano, ma il destinatario non le riceve Il Tribunale: «Non c’è la prova che sia stato pagato». A rischio il risarcimento danni

Benevento.  

Un milione l’anno per essere al riparo da ogni rischio. Un investimento cospicuo ma lungimirante quello effettuato dall’Azien­da sanitaria locale nel dicembre del 2012, quando stipulò una polizza per la copertura assicurativa da re­sponsabilità civile ver­so gli operatori e verso ter­zi. Dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2015, l’Asl sannita dovrebbe dunque essere esente da ogni ricaduta in forza del contratto sottoscritto con la società assicuratrice «Compania de Asigurari Reasigurari Exim Romania» con sede a Bucarest. Scelta che può apparire singolare quella di avvalersi delle prestazioni di una società romena, non mancando in ambito nazionale e internazionale soggetti dal rating più solido. Ed in effetti lo è, soprattutto se si considera che solo un anno prima, nel maggio del 2012, l’Asl aveva affidato alla QBE Insurance (un colosso del settore con base a Sidney e articolazioni nel mondo) lo stesso incarico, salvo annullare l’affidamento qualche mese dopo per asseriti vizi del contratto. Ma torniamo alla compagnia romena e alla polizza oggi in vigore. La Asl versa annualmente un premio di 1.080.000 euro per la copertura assicurativa. Non lo fa liquidando la somma direttamente alla Exim ma attraverso un broker, una società di consulenza assicurativa che fa da mediatrice nella stipula delle polizze. Si tratta della «Consulbrokers spa», attiva da anni nel settore con prestigiosa sede napoletana alla Riviera di Chiaia. Da Via Oderisio, dunque, entro il primo marzo di ogni anno il milione abbondante del premio di polizza deve partire alla volta del capoluogo partenopeo, e di lì poi essere girato a Bucarest, come da contratto. Una triangolazione che per i non avvezzi alla materia può apparire una inutile tortuosità, eppure si tratta di una pratica diffusa nel mondo assicurativo. Sempre che il gioco di specchi non si inceppi da qualche parte. Fin dal primo anno di applicazione (il 2013) la società romena lamenta il mancato pagamento del premio assicurativo e minaccia di non dare seguito ai previsti risarcimenti. La Exim ha ottenuto dal Tribunale di Benevento la emissione di decreto ingiuntivo per il versamento di 1.080.000 euro (più spese) al quale la Asl si è opposta ritenendo di essere in regola. La lite è tuttora in corso. Identica situazione si è presentata per il 2014, con la compagnia di Bucarest che rivendica il corrispettivo annuo e la Azienda locale che ribatte brandendo gli ordinativi di pagamento effettuati. Come spiegare l’arcano? Anche i non appassionati di gialli avranno intuito che lo snodo critico è quello intermedio, ovvero il broker napoletano. Tra il 2013 e il 2014 la Exim ha più volte fatto presente alla Asl e a Consulbrokers di non aver ricevuto i pagamenti relativi alle due annualità. L’Azienda sanitaria ne ha chiesto conto al proprio intermediario che ha sempre garantito l’avvenuta liquidazione delle somme. Rassicurazioni che però non risultano corroborate da elementi probanti. Lo ha attestato il Tribunale di Benevento con la sentenza emessa lo scorso 19 dicembre in merito al ricorso presentato congiuntamente da Asl e Consulbrokers nei confronti di Exim. Pur dichiarando la validità delle polizze, obiettivo del ricorso d’urgenza, il giudice ha comunque rilevato come «Consulbrokers Spa non ha documentato di aver effettivamente versato alla compagnia assicuratrice il premio, non potendosi ritenere probatoria la mera dichiarazione di aver compiuto l’operazione». Circostanza che lo stesso Tribunale arriva a definire dunque «oscura». E non può essere diversamente dal momento che in ballo ci sono ingenti risorse pubbliche in un settore, la sanità, nel quale ormai da anni si assiste alla negazione di servizi essenziali ai cittadini a causa della mancanza di fondi. I 3,2 milioni di euro da corrispondere complessivamente per la copertura assicurativa rappresentano una spesa senz’altro giustificabile, qualora foriera di reali benefici. Ma la vicenda, con i suoi risvolti legali, promette di essere tutt’altro che appianata. Il pronunciamento giudiziario di dicembre ha sì attestato l’avvenuto pagamento da parte della Asl, e dunque il diritto a fruire dei servizi. Ma ha al contempo gettato più di un’ombra sul reale versamento delle somme al destinatario finale, la compagnia assicurativa, che giura di non aver ancora incassato un euro. Con un simile quadro, è pensabile che la Exim liquidi sull’unghia i vincitori di eventuali giudizi per risarcimento danni intentati nei confronti della Asl? Ipotesi, si badi be­ne, non di scuola ma concretissima, essendo state già avviate numerose azioni per risarcimento danni nel periodo compreso. Se venisse riconosciuta la responsabilità dell’Asl e la Exim non pagasse, sarebbe la stessa Asl a dover fronteggiare l’esborso. Un ginepraio che si poteva molto probabilmente evitare. Soprattutto se si considera che il broker in questione agisce in forza di una proroga di fatto del contratto di consulenza, scaduto da anni. Bisogna dunque domandarsi: cosa ha spinto la Asl nello scorso triennio (gestione guidata da Michele Rossi) a non indire una nuova procedura per la ricerca di un broker, essendo abbondantemente decorso il vincolo contrattuale che la legava a Consulbrokers? E per quale ragione, pur verificandosi simili scomodossime situazioni, l’Azienda sanitaria locale ha continuato ad avvalersi della società napoletana che pure, come attesta il recente pronunciamento giudiziario, non si è distinta per chiarezza della gestione delle somme affidatele dalla Asl?

di Paolo Bocchino