(effe) - Su cosa s'interroghi un uomo giunto al vertice del suo cammino ecclesiale ed in prossimità di un ricongiungimento con l'essenza dell'ispirazione che ha guidato la propria vita, lo ha intensamente descritto nel testamento spirituale, letto con ammirazione dall'arcivescovo Accrocca e citato in un Duomo assorto e commosso: monsignor Serafino Sprovieri ci aveva messo mano nel 2010, nell'ultima rilettura della sua vita lasciata alla Chiesa nel corso di un ritiro spirituale: “Monsignor Serafino chiedeva e richiedeva perdono per non aver potuto attuare fino in fondo l'insegnamento divino, ma era contento per la vita che aveva vissuto, era un uomo pacifico e pacificato con la propria storia”.
Il ritorno del feretro dell'arcivescovo sannita in carica dal 1991 al 2006 è frutto di quel testamento con il quale, tra le tante e dotte riflessioni, monsignor Sprovieri confessava di voler essere seppellito nel suo Duomo, nella Chiesa che lo aveva visto protagonista negli anni della maturità eucaristica. Monsignor Accrocca, che ne celebrava il rito funebre con la devozione ammirata di un discepolo, non ha avuto dubbi nel definire il predecessore “un prezioso chicco di frumento per la chiesa beneventana, che ha servito ed amato, capace di produrre frutti di santità”.
Quasi un augurio di un riconoscimento, sicuramente una esistenza ispiratrice “da uomo onesto fino in fondo, capace di intensa pietà e di una non comune devozione per Maria”.
Al rito funebre erano presenti il sindaco Clemente Mastella, Pasquale Viespoli e Sandro D'Alessandro, anche loro primi cittadini ma contemporanei a monsignor Serafino, con il quale, "in una tenda - ha ricordato Viespoli - piazzata davanti al seminario arcivescovile di Benevento, incontravano fedeli o cittadini, ognuno rispettando il ruolo dell'altro ma proponendo visioni comuni per i quartieri e per la città, realizzando le condizioni “per costruire case e chiese senza avere il becco d'un quattrino”.
Con il ritorno di monsignor Sprovieri, Benevento ritrova e ricorda il suo passato migliore, ma lo fa con la consapevolezza che alla guida della sua Chiesa oggi c'è un uomo altrettanto capace e onesto: Accrocca i semi del cambiamento li sta già gettando.
