Il Garante per i detenuti in visita nel carcere di Airola

Samuele Ciambriello ha incontrato il nuovo direttore dell'istituto di pena minorile

Benevento.  

Questa mattina il Garante per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello si è recato presso il carcere minorile di Airola, nel Sannio, per una nuova visita. Nella struttura detentiva attualmente sono “ospitati” 39 minori e giovani adulti di cui 4 stranieri. Nell’istituto vi è la presenza di 43 unità di polizia penitenziaria e 4 educatori.

Durante la visita il Garante è stato accompagnato dal nuovo direttore, Dario Caggia, e dal suo vice Dino Discanno. Ha incontrato i giovani detenuti ai quali ha regalato la guida dei “Diritti e doveri dei detenuti”.

Sono 7 i ragazzi che lavorano all’interno dell’istituto e 2 a cui è stato concesso l’art.21, lavoro all’esterno del carcere, differenti i corsi attivi per consentire una possibile rieducazione e reinserimento all’interno della società, oggi si è avuta l’occasione di vedere all’opera i ragazzi aspiranti Pizzaioli che per dimostrare di aver imparato le basi di questo antico mestiere hanno preparato qualche pizza per offrirla, questo lo slogan nel laboratorio: “Finche c’è pizza…c’è speranza.”

Il Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello, dopo la visita all’Istituto per minorenni di Airola, in una nota spiega: “Innanzitutto occorre selezionare i minori, non fare di ogni erba un fascio: ci sono quelli che evadono l’obbligo scolastico, quelli che vivono un disagio, che vivono conflitti in famiglia, che vivono un sottosviluppo economico, un vuoto culturale, di diritti negati, di politiche deboli. Ci sono i bulli che si sentono importanti e vogliono farsi notare dalla loro 'comunità'. Ci sono quelli che da questi contesti passano alla devianza, che vivono meccanismi di identificazione. Per un minore che cresce in una famiglia violenta, i modelli, i valori, le misure del bene e del giusto sono quelli che gli insegnano in casa e che spesso vede confermati fuori dal contesto delle mura domestiche. Ci sono poi – spiega ancora Ciambriello - quelli che vedono la malavita come una sorta di 'comunità sorella', a cui sono orgogliosi di appartenere e mitizzano le figure dei boss come eroi positivi”.