Ci sono ragioni che la Regione non vuole sentire. Le argomentazioni legate alla difesa degli interessi economici territoriali si scontrano con l'inflessibile burocratismo ragionieristico degli uffici di Palazzo Santa Lucia.
Il terreno della battaglia che si trascina ormai da tre anni è il computo dei costi di conferimento al termovalorizzatore di Acerra della frazione secca dei rifiuti proveniente dagli Stir. Fino al 2012 tale quota è stata di fatto abbonata alle Province in virtù di accordi raggiunti direttamente con il Governo. Un ristoro, sia pure parziale, per i notevoli danni subiti dalla lunghissima emergenza. Da tre anni però l'inceneritore, unico in Campania, è passato nelle mani della Regione che ne sostiene i costi di gestione e ne chiede conto alle Province, fruitrici dell'impianto per lo smaltimento della frazione secca tritovagliata dei rifiuti, ovvero circa la metà della produzione non differenziata.
Da tempo l'ente regionale prova a convincere le società provinciali della ineluttabilità della partecipazione alle spese, quantificandola in 70 euro per tonnellata. Gli enti che curano il ciclo impiantistico si sono dichiarati disponibili a versare il dovuto a patto però che gli uffici partenopei esibiscano la dimostrazione contabile del percorso seguito per arrivare alla definizione di tale importo. Prima di mettere mano alla tasca, addebitando le relative spese ai contribuenti, le società provinciali pretendono il piano economico finanziario.
E dalla Regione è arrivata nelle scorse ore la conferma della propria posizione. Con la determina varata il 29 maggio scorso dal responsabile Alfredo Bruno, la Direzione generale ambiente ha ribadito alle Province l'entità dell'esborso da accollarsi per poter utilizzare l'impianto acerrano. L'importo ricalca i 70 euro per tonnellata già indicati in precedenza, fermandosi giusto un gradino sotto tale soglia: 68,80 euro.
Inevitabili a questo punto gli aumenti in bolletta che ricadranno sugli utenti del servizio rifiuti per effetto dell'ulteriore costo fin qui esentato. Basti pensare che al momento la Samte, la società che gestisce l'impiantistica nella provincia di Benevento, applica ai Comuni un costo di 120 euro a tonnellata per il conferimento allo Stir di Casalduni, quota che schizzerà in alto a seguito della annunciata “stangata” da termovalorizzatore. Va rilevato che gli uffici regionali hanno definito l'importo di conferimento sulla scorta di una consulenza tecnica effettuata dalla società specializzata “KPMG Advisory”. Si tratta della quota provvisoria cui seguirà una elaborazione definitiva.
Ma sulla intera operazione rifiuti pesa evidentemente il cambio al vertice di Palazzo Santa Lucia che sta andando in scena in queste ore. Cosa farà la Regione guidata da Vincenzo De Luca del piano di riordino del settore che, da sindaco di Salerno, ha fieramente contestato?
Paolo Bocchino
