Stipendi non pagati, riesplode la protesta lavoratori Samte

La denuncia di De Cicco (Cgil): “Vogliono smembrare la Samte per poi svenderla ai privati”

stipendi non pagati riesplode la protesta lavoratori samte
Benevento.  

"Prima il nostro contratto è stato trasformato da full time a part time, poi continuano a non pagare gli stipendi. Se non sono più in grado di portare avanti la situazione ce lo dicano e ci regoliamo di conseguenza”. Così' Nicolino De Cicco, Rsu Fp Cgil, operaio della Samte, la società interamente della Provincia di Benevento che nel Sannio gestisce lo Stir di Casalduni ed alcune discariche ormai chiuse ma che comunque hanno bisogno di continua manutenzione. L'occasione per tornare sull'annosa vicenda, il presidio permanente organizzato dalle decine di dipendenti o ex operai licenziati perche non hanno accettato il part time con la messa in liquidazione della Samte.

Questa mattina gli operai hanno raggiunto ancora una volta gli uffici della società provinciale dei rifiuti per chiedere spiegazioni. Per cercare di capire il perchè del mancato pagamento delle spettanza.

“Vogliono smembrare la Samte per venderla ai privati” denuncia il rappresentante Cgil che aggiunge: “Solo nel Sannio si registrano difficoltà nelle aziende che trattano rifiuti. Questo è un settore che non conosce crisi. C'è un contratto che neanche abbiamo letto. Ci hanno dato la loro parola e continuano a non rispettare gli accordi. Non ci fidiamo più. Oggi noi facciamo comodo all'azienda perchè comunque espletiamo i compiti richiesti, in pratica gestiamo tra l'altro le discariche”.

“I comuni, gli amministratori della nostro Sannio sono capaci di fare solo sagre, convegni e mercatini di Natale. Gestire un'attività non è loro compito”, è invece il commento amaro di un lavoratore licenziato dalla Samte che non ha poi accettato il part time. Secondo l'ex operaio della filiera dei rifiuti, la colpa di tutto ciò che sta accadendo è dei sindaci, degli amministratori dei tanti centri sanniti che non hanno pagato alla Samte le quote nonostante abbiano per anni conferito i loro rifiuti. “Tutto questo non è giusto – rimarca Cosentino – loro dovrebbero tutelare lo stato sociale, la dignità dei lavoratori e invece oggi ci troviamo ad avere difficoltà a mettere il piatto a tavola”.