Quel giorno, lo ammetto, mi fece arrabbiare. Ero andato da lui perchè mi rilasciasse il nulla osta per poter diventare il padrino di una nipotina che doveva cresimarsi. Lui mi scrutò attentamente e mi rispose che non poteva farlo. Perchè, mi spiegò, mi conosceva, certo, ma non era affatto sicuro che frequentassi la chiesa. Aveva ragione, Don Luigi Caturano.
Aveva battezzato, cresimato e dato la prima comunione ai miei figli: facevano parte del coro della parrocchia, li chiamava per nome come faceva con tutti gli altri. Io, però, non ero il modello da seguire. Conosceva tutti. Ho abitato per diciassette anni nel palazzo di via dei Mulini che dà sulla chiesa di Santa Maria degli Angeli e, per quanto sia animato da un profondo senso religioso, non sono mai stato uno di quelli che non salta una messa. Lui lo sapeva, come sapeva a menadito le difficoltà di una gran parte della comunità di cui era il pastore.
Un sacerdote senza fronzoli, rigoroso nell'osservanza delle regole e per questo rigido nei confronti di chi non le rispettava. Andai via dispiaciuto, ferito da quelle parole che in queste ore mi sono tornate alla mente. Aveva ragione, Don Luigi.
Lui, un prete che aiutava tutti, che ha speso la sua vita per i giovani, soprattutto per quelli meno fortunati, che non si è mai tirato indietro di fronte alle difficoltà, che poco badava alla forma, e che è sempre stato lontano mille anni luce da ogni forma di protagonismo, mi ha dato una lezione che non dimenticherò.
Se ne è andato per sempre in silenzio, quello che pretendeva mentre celebrava. Addio, Don Luigi.
