«Parliamoci chiaro: se avessimo sfondato una porta occupando abusivamente una casa non avremmo aspettato sette anni vedendo crescere i nostri figli in una scuola...ma cavolo, che grande gusto ad aver ragione su tutto e tutti». Il gusto è tutto di Giovanni, tra gli storici “senza casa” protagonisti di una delle vertenze più dure che sia mai esistita a Benevento, quella dell'emergenza abitativa. Classica situazione di fuoco che cova sotto la cenere, con le fiamme che divampano alte, fragorose, nel settembre del 2013: circa 15 famiglie occupano uno stabile privato in maniera più che altro dimostrativa, ci restano per un mese per poi venire sgomberati con un dispiegamento di celere francamente esagerato per famiglie con bambini e vecchietti malati. Da lì si avvia un tira e molla con le istituzioni: i senza casa, coadiuvati dal Movimento di Lotta per la Casa, chiedono che si proceda con l'anagrafe delle utenze per verificare se chi abita le case popolari di Benevento abbia ancora titolo o no, e poi l'applicazione della legge sull'emergenza abitativa che destina il 25 per cento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica proprio a situazioni simili.
Rivendicazioni che vengono bollate spesso come farneticazioni: il massimo che si ottiene nell'immediato è la disponibilità di due ex edifici scolastici, San Modesto e Ponticelli. E lì, nelle scuole, creando case nelle aule e coi bagni in comune, le famiglie hanno vissuto da quel 2013 fino ad oggi. «E quello di questo brutto anno – commenta Giovanni – è l'ultimo Natale che vedrò in una scuola: è una soddisfazione enorme pensare che finalmente avremo una casa vera, dove potrò vivere con la mia famiglia, è una soddisfazione enorme sapere che non eravamo pazzi, non chiedevamo assistenzialismo parassita o cose irrealizzabili. Chiedevamo diritti. Diritti che ci spettavano». Avranno una casa: sono risultati tutti assegnatari degli immobili di edilizia pubblica realizzati a Capodimonte, alcuni con la riserva di legge per l'emergenza.
Giovanni, con moglie e due bimbi, e un'altra decina di famiglie: anziani con i loro acciacchi, padri rimasti senza lavoro e finiti nel tritacarne delle rate non pagate, degli sfratti.
«In sette anni pensi di mollare – continua Giovanni – lo pensi tante volte: perché magari vedi che qualcun altro prende scorciatoie e ottiene ciò per cui tu stai lottando. Ma alla fine avevamo fatto una scelta di restare nella legalità, di trovarci nel giusto e non potevamo prendere la strada decisamente opposti. Ci ha rincuorato il fatto che altrove c'è chi ha lottato anche per vent'anni prima di avere una casa definitivamente. Va bene così insomma».
E la contentezza di Giovanni è una buona notizia in un Natale decisamente difficile. Si spera che il sorriso di Giovanni e delle altre famiglie che ancora vivono nell'ex scuola di San Modesto sia lo sfondo anche dell'estate 2021: quando si prevede possano finalmente entrare nelle case nuove, vere, con bagni privati e non condivisi con altre famiglie, di Capodimonte. Le case che gli spettavano. Le case dove festeggeranno il Natale 2021.
