“Basta una notizia di conclusione indagini per danni da alberi in qualunque parte d’Italia, in questo caso Roma, e riparte il disco rotto dell’amministrazione comunale. Ma si sa, di tanto in tanto occorre ripetere il refrain per dare una parvenza di sensatezza a un’operazione costruita a tavolino”.
Francesco di Donato e Luca Coletta del Comitato “Giù le mani dai Pini” rispondono alle ultime dichiarazioni dell'assessore all'ambiente Gerardo Giorgione “che – proseguono - dopo gli ultimi avvenimenti - in realtà sempre gli stessi, visto che le indagini sono durate due anni – annuncia che urge togliere il “freno di stazionamento” e procedere agli abbattimenti. Freno inserito, giova ricordarlo, solo grazie alle proteste di cittadini pensanti - a cui non si possono ammannire fandonie come quella dei pini pericolanti per due anni -, che hanno fatto notare l’esistenza di norme che impongono analisi prima di procedere a interventi irreparabili. Da noi invece si volevano radere al suolo 300 pini inseriti in zona vincolata sulla base di una pericolosità sulla fiducia, senza analisi e senza però nemmeno adottare consequenziali provvedimenti d’urgenza. Perché l’importante non è amministrare bene, ma mantenere il potere senza assumersi responsabilità e tenendosi alla larga da procedimenti giudiziari in genere e penali in primis. L’assessore sostiene che il consulente, dott. Cardiello, gli avrebbe anticipato che 20 pini sarebbero da abbattere subito e che comunque anche gli altri sarebbero in cattive condizioni e quindi “si potrebbero tenere in vita per brevissimo tempo con una manutenzione straordinaria. Ma il loro ciclo vitale è ormai alla conclusione. La decisione sarà presumibilmente quella anche per questi alberi di tutelare l’incolumità ed evitare di sperperare denaro pubblico”. A questo punto sorgono spontanee alcune considerazioni: L’assessore ci scuserà, ma, visti i trascorsi di perizie di 3 paginette su cui sono stati fondati atti ammnistrativi, non ci possiamo fidare delle sue parole. Noi vogliamo leggere coi nostri occhi la relazione di Cardiello e ci aspettiamo che non vengano adottate le solite manovre ostruzionistiche.
Ci risulta difficile credere che il dott. Cardiello abbia affermato che il ciclo vitale dei pini sia giunto a conclusione, per il semplice motivo che nessuno sa quanto dura il ciclo vitale di un pino e che comunque questo va ben oltre i 90 anni dei nostri esemplari più vecchi. Quindi o il dott. Cardiello non è poi così esperto oppure la storiella della fine del ciclo vitale è una gentile creazione dell’assessore, frutto d’immaginazione e claudicante preparazione nella materia di cui è stato chiamato a occuparsi. Ma bisogna riconoscere che siamo abituati ad amministratori e dirigenti che si occupano di materie per le quali non hanno competenze.
Usare l’espressione “sperperare denaro pubblico” con riferimento alla manutenzione di alberi
soprattutto di pregio, che forniscono gratis un preziosissimo servizio pubblico contro l’inquinamento, denota una forma mentis terrificante sebbene comune. Talmente comune e deleteria che il 10 marzo scorso il Ministro dell’Ambiente ha adottato un decreto, in cui vengono vietati tutti i comportamenti abitualmente posti in essere rispetto al verde pubblico dalla nostra amministrazione. Ammesso che ci siano esemplari pericolanti, è probabile che non sarebbero tali se in questi anni il Comune avesse adottato pratiche di corretta manutenzione. Ma a Benevento si preferisce dare incarichi a ditte inadeguate che fanno solo i loro interessi. Basta guardare le “potature” distruttive in atto sugli alberi della Villa Comunale. In pratica tutto ciò che non si dovrebbe fare e che genererà - questa volta sì - aggravi dei costi futuri non indifferenti, che è poi il motivo per cui le ditte procedono a capitozzature e “potature” drastiche.
Se l’assessore vuole, possiamo inviargli, oltre all’eccellente Regolamento Comunale del Verde, un illuminante documento del Conalpa sulle potature in genere e sulla manutenzione dei pini, attività per la quale bisognerebbe scegliere esclusivamente arboricoltori e ditte specializzate.
L’assessore sente il dovere morale di non esporre i funzionari comunali a ipotesi di reato, ora che - stando alle indagini romane - sembrano tramontate le preoccupazioni per eventuali responsabilità del sindaco. Premesso che non ci spieghiamo come mai assessore e amministrazione avvertano il bisogno di tutelare i funzionari solo per condotte illecite derivanti dai pini e non invece per tutte le altre, ci chiediamo: ma l’assessore - così attento alle cronache giudiziarie capitoline - ha letto la notizia dell’inchiesta della Corte dei Conti sulle centinaia di fusti sani tagliati al posto di quelli malati? Si chiama danno erariale ma anche distruzione di beni pubblici, con danno ovviamente proporzionato al valore dei beni distrutti.
Insomma ci si preoccupa di tutelare i funzionari comunali, ma chi si preoccupa di tutelare i beni comuni e la cittadinanza da alcuni funzionari comunali, gli stessi che dovrebbero vigilare su ditte e corretta esecuzione delle operazioni di manutenzione?
A questo proposito ci piacerebbe sapere com’è stata scelta la ditta che si occupa della manutenzione del verde? Che fine ha fatto il legno dei pini abbattuti e che fine farebbe quello dei pini da abbattere? Se se ne ricava un profitto o un vantaggio, chi ne beneficia? E riguardo le attuali operazioni in Villa Comunale, vorremmo fossero mostrati fogli di lavoro, resoconti giornalieri e relativi ordini di servizio dirigenziali, onde individuare con precisione chi ha capitozzato cosa e chi ha autorizzato cosa”.
