“Young Italy”, “Giovane Italia”: un nome come un altro, specie se viene dato ad una squadra di calcio. In un paese in cui le squadre dilettantische sono più di diecimila e molte hanno nomi “singolari” di certo una squadra chiamata “Young Italy” non farebbe scalpore, né desterebbe particolare interesse. E invece interesse dovrebbe suscitarne: “Young Italy” è, o meglio sarà, una squadra composta da soli migranti, da soli ragazzi provenienti dalle strutture di accoglienza del Sannio. Nasce per volontà di Henry Ezeali, giovane nigeriano che vive e lavora a Benevento, e con una forte passione per il calcio. Ha giocato l'ultimo campionato, da attaccante, nell'Atletico Brigante, ma precisa «Non ho fatto molti gol... non è stata una grande stagione».
Si chiama Young Italy dunque, e quando Henry spiega il motivo della scelta del nome c'è da fermarsi e riflettere, specie in questi giorni: «Nessuno di noi è italiano, o almeno non ancora: ma lo saremo, noi siamo gli italiani di domani, e grazie al calcio, giocando un campionato, divertendoci vogliamo dimostrare proprio questo: l'Italia cominciando dal calcio che è un gioco e passando a settori più importanti può crescere e può diventare grande grazie a noi, nuovi italiani, giovani italiani». Suona tanto come una lezione
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Cristiano Vella
