Rummo: "Così abbiamo salvato 200 posti di lavoro"

Il ricordo a sei anni dall'alluvione nel Sannio

Benevento.  

“Mi commuovo, sì, perché tutti hanno lavorato in maniera meravigliosa”. Cosimo Rummo, presidente dell'azienda diventata simbolo di rinascita dopo l'alluvione del 2015 nel Sannio lo ripete anche dal palco guardando il video emozionale che mostra le immagini di fango e acqua che invadono l'azienda, poi la ripresa.

E così la firma del Protocollo d'intesa tra Confindustria e Protezione Civile diventa l'occasione per percorrere un viaggio a ritroso nel tempo, per ricordare momenti difficili ma soprattutto le successive conquiste. “Sarebbe da farci un film...”, commenta Rummo ripercorrendo i primi giorni subito dopo l'alluvione.

“Dopo 48 ore ho mandato una lettera al Presidente della Repubblica con le foto di quanto accaduto, poche righe inviate a Mattarella e tutti i ministri. Dopo poche ore è arrivata la protezione civile, i militari e si è iniziato a lavorare senza sosta”, racconta il leader dello storico pastificio di Benevento: “Non ci siamo mai fermati. Molti dipendenti insieme alla protezione civile stavano qui a pulire il fango, mentre la parte tecnologica si è spostata in dodici stabilimenti in Italia e abbiamo continuato a produrre”.

E ancora: “Pensate che per avere una macchina ci vogliono dai sei ai dodici mesi, io le ho avute in due settimane. Sono nato nel periodo del rock’n’roll, ci voleva quell'energia. In due settimane siamo partiti di nuovo. È stato difficilissimo, ma non potevamo lasciare gli scaffali vuoti perché ci avrebbero sostituito. Ora alcune multinazionali stanno studiando il 'caso Rummo', anche ad Harvard”.

Un percorso difficile che oggi Cosimo Rummo racconta con orgoglio: “Siamo diventati l’azienda preferita degli italiani”.

Un risultato frutto della grinta, della voglia di ripartire, della capacità di lavorare insieme nei momenti più difficili: “Devo ringraziare Curcio, la Protezione Civile: è stato un gruppo fantastico, sono stati unici, hanno salvato 200 posti di lavoro. Eravamo un’azienda distrutta, con loro sapevamo di potercela fare”.