15 ottobre: il brutto e il bello di una data incisa sulla pelle dei sanniti

Cosa resta 6 anni dopo? Il magone per la devastazione ma anche l'orgoglio di chi seppe unirsi

15 ottobre il brutto e il bello di una data incisa sulla pelle dei sanniti
Benevento.  

Basta una notte, un tuono, a far sì che una data insignificante si scolpisca nella mente e nella memoria collettiva di una comunità.
Il 15 ottobre resterà, più o meno a lungo, un patrimonio collettivo del Sannio: un patrimonio sì, perché quel fango ha devastato, ma anche insegnato, unito, fatto crescere.
Difficile non avere le stesse reazioni di Cosimo Rummo, ieri in lacrime, di fronte a quei ricordi: Rummo ha visto sventrata la sua industria, il suo mondo, certo...ma difficilmente un sannita non sentirà il magone o gli occhi inumidirsi riguardando il Calore gonfio tanto da nascondere le arcate, le auto sommerse, le cantine e i garage di Ponticelli devastati, le case e le attività di Pantano spazzate via.

Difficilmente un sannita può restare indifferente a rivedere i paesi del Taburno, Campoli, Tocco, Cautano, Vitulano, con le strade e i ponti distrutti, i massi venuti giù a devastare strade e case, così come nel Fortore, le immagini di torrenti che si creavano tra le viuzze di borghi come Circello, e poi i vigneti di Torrecuso, Paupisi, Ponte, Solopaca, devastati dall'acqua e dal fango.
Con tre morti, purtroppo: ma avrebbero potuto essere molti di più.

Quelle immagini sono uno scalpello che ha inciso quella data nell'animo di ogni sannita: un'incisione dolorosa, molto.
Un'incisione che resta, col ricordo del dolore certo, col magone, ma anche con tutto il resto: quella straordinaria sussidiarietà che ha creato “l'esercito delle pale”, quelli che seppur non toccati direttamente da quella tragedia erano in strada a spalar fango e a sporcarsi...avrebbero potuto fare altro, erano lì.
Resta lo slancio dell'agroalimentare sannita: le campagne #SaveRummo, #Sporchemabuone e tutte quelle che hanno dato lustro a prodotti di aziende e paesi distrutti dall'alluvione sono state un trampolino importante, qualcosa che ha contribuito a far conoscere le eccellenze sannite seppur grazie a un evento negativo.
Resta la resilienza mostrata da aziende come Rummo, Minicozzi, il vivaio Ciampi: esempi non solo nel Sannio di come ci si rialza.

E poi ovvio: quelle immagini di sei anni fa sono un cartellino giallo evidente che invita a stare attenti alla natura, a curare il territorio, ma per davvero, non con le scemenze da burocrati poltronari che cavillando e fingendo di agitare bandierine non tutelano un bel niente e mostrano l'esatto contrario dello spirito sannita bello, fiero e solidale venuto fuori nel 2015.

Ecco, naturale che venga il magone di fronte a quelle immagini, ma anche l'orgoglio: per quel che è stato dimostrato, per la capacità in una città e di una provincia di unirsi fianco a fianco e prestare soccorso a chi è in difficoltà, e non certo solo in favore di selfie: ecco, l'alluvione non va dimenticata anche per questo, come ammonizione per i rischi che l'incuria e la cattiva politica creano per il territorio certo, ma anche come cornice ideale per lo straordinario spirito solidale, resiliente e indomito dei sanniti. Su quel fango, sei anni dopo, sono cresciuti germogli: lasciamoli fiorire.