Il professore Marco Truglia con un commovente racconto affida a Ottopagine.it il suo ricordo di don Raffaele Pettenuzzo, parroco di Paupisi, deceduto ieri presso l'ospedale di Campobasso dove era ricoverato a causa del Covid – 19.
Un racconto che ben delinea la figura di un parroco amato dalla sua comunità, dai suoi allievi e che spendeva ogni istante della sua giornata per annunciare la parola del Signore.
“Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero di lieti annunzi
che annunzia la pace,
messaggero di bene che annunzia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio”. Is 52, 7
Come erano belli i tuoi piedi, caro don Raffaele, che quotidianamente annunciavano la pace. Come era bella la tua voce che non smetteva mai di annunciare l’amore misericordioso di Dio. Sei stato testimone di un Dio che non smette mai di perdonare e che fa festa per il ritrovamento “della pecorella smarrita”.
Sono stato un tuo studente, un tuo figlio spirituale. La nostra vita è fatta di incontri e io mi sento fortunato nell’averti incontrato sul mio percorso.
Ricordo il tuo primo incontro con la comunità di Paupisi. Mi chiedesti di accompagnarti. Fin dai tuoi primi istanti presso il “gregge” a te affidato, ho potuto constatare l’amore con il quale ti apprestavi a compiere il tuo ministero sacerdotale. Mi ripetevi sempre: “Ricordati sempre ciò che diceva san Giovanni Della Croce, che alla sera della vita verremo giudicati sull’amore”. La tua sera è arrivata e hai portato con te un bagaglio colmo di amore. Hai amato chiunque hai incontrato sulla tua strada. Hai spalancato il tuo cuore alla sofferenza dell’umanità e questa sofferenza l’hai caricata sulle tue spalle e l’ hai offerta a Dio con la tua stessa vita.
Trascorrevi le giornate ascoltando chiunque si presentasse alla tua porta e al tramonto chiedevi a Dio di portare consolazione a tutti, con una preghiera assidua ed umile. Come il buon samaritano non ponevi domande a chi incontravi e non ti chiedevi chi fosse. Pensavi solo a sanare le ferite e a versare su di esse la Misericordia Infinita di Dio.
Ti ringrazio per avermi insegnato che nel rapporto educativo con i miei studenti è fondamentale metterci amore. Mi dicevi sempre, citando San Giovanni Bosco, “ Si raccolgono più api con una goccia di miele che non con un litro di aceto”. Grazie per avermi insegnato a “volare basso” e che a volte il silenzio urla più di mille parole.
Ora stai contemplando faccia a faccia il tuo Sposo e sono sicuro che Gli stai affidando tutti i tuoi figli. Ora stai partecipando alla festa per cui hai vissuto ogni giorno della tua vita.
Che la Vergine Maria, Madre di Dio e della Chiesa che tu hai tanto invocato e tanto amato, ti possa spalancare le porte del regno eterno di Dio.
Dalle balaustre del cielo continua a benedire i tuoi figli.
tuo figlio, tuo studente
Prof. Marco Truglia
