Professione buttafuori

La maggior parte di chi fa sicurezza in locali pubblici e discoteche In Campania è abusivo, ha precedenti penali e nessun attestato di primo soccorso e rianimazione.

San Marco dei Cavoti.  

 Le dimensioni fisiche sono spesso un buon deterrente per dissuadere spiriti bollenti, alterati dall’alcol o schizzati dalle droghe, dal compiere atti violenti in locali pubblici e discoteche, ma spesso non basta, e quando tutto è andato storto, per chi fa sicurezza, anche un palestrato di due metri può darsela a gambe di fronte a gente che ormai ha perso totalmente il controllo e sta picchiando addirittura le forze dell’ordine nello spiazzale di una discoteca. Oggi, per fare i buttafuori, oltre ad una buona preparazione tecnica nella difesa personale, «bisogna essere, prima di tutto, degli ottimi comunicatori», spiega Luca Tremonte, titolare di un’agenzia di sicurezza nel Sannio. «Il tono della voce, come muoviamo le mani, come ci approcciamo a certe situazioni, sono determinanti per risolvere nel miglior modo possibile una lite». Luca ha cominciato la professione di buttafuori nel 2001, gestendo una quindicina di locali nel Sannio, in Campania, fuori regione, e oltre 300 eventi pubblici. Nonché bodyguard di politici e attori. «Fare sicurezza significa prima di tutto fare prevenzione. Molti hanno ancora una concezione antiquata del buttafuori, lo vedono come una figura arrogante autorizzata a metterti le mani addosso, non è così. Sono poche le persone in Campania autorizzate a esercitare la professione.  Prima di tutto bisogna essere iscritti all’albo prefettizio. Il 99 per cento di chi fa questo lavoro in regione, invece, è abusivo, sia dal puto di vista legale che fiscale. Bisogna avere, inoltre, un’attestazione per addetto antincendio, primo soccorso, rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore precoce. Spesso, persone con dei precedenti penali svolgono questo lavoro. E’ un paradosso, perché chi fa sicurezza deve svolgerla in modo cristallino». L’osservazione e la capacità di comprendere il linguaggio del corpo sono gli architrave del buttafuori, «se qualcosa va storta vuol dire che non abbiamo fatto bene il nostro lavoro. Faccio un sopralluogo preventivo, in vista di eventi o nei locali, per capire i punti in cui piazzare il personale addetto al controllo».

Ci sono stati episodi in cui è stato necessario un tuo intervento? «Certamente, in diverse occasioni, anche se poche, fortunatamente. Una volta, ad esempio, verso le quattro del mattino, dopo che avevamo appena chiuso il locale, sei persone ubriache cominciarono a forzare le porte poiché si erano messe in testa di voler entrare. Dissi ad uno di loro, gentilmente, di andare via e di tutta risposta mi diede un pugno. Non ci fu verso e fui aggredito, contemporaneamente, da tre di loro. Ma riuscii a cavarmela. In un’altra occasione, un ragazzo, sopraggiunto nel locale già visibilmente alterato, a causa di alcol e droghe, fu invitato ad andare via. Ritornò con un bastone, lo disarmai senza colpirlo e chiamammo le forze dell’ordine. All’esterno nacque una colluttazione proprio con gli agenti, e fui costretto ad intervenire, poiché in difficoltà. In una discoteca, invece, capitò di avere a che fare con tre pregiudicati appena usciti di galera. Iniziarono a togliersi le magliette mentre ballavano, erano ubriachi e li invitammo ad andare altrove. Uno di loro diede un calcio alla porta di sicurezza poiché non si apriva e il gestore del locale, sbagliando, non doveva farlo, gli diede un vassoio in testa. Riuscimmo a portarli fuori, presi uno schiaffo, non reagii, si calmarono, ma come arrivarono le volanti, chissà, probabilmente la paura di tornare in galera, iniziarono a prendersela con gli agenti. Anche qui intervenni per aiutarli, da solo».

Avrebbero bisogno di maggiore addestramento a mani nude le forze dell’ordine? «Penso proprio di si, a parte i corpi speciali, naturalmente. Negli Stati Uniti i poliziotti fanno continui corsi. C’è poi da dire che noi in Italia, come buttafuori, siamo gli unici che non possiamo usare armi; per armi intendo anche lo spray al peperoncino e il bastone espandibile. In Svizzera, i buttafuori sono obbligati ad averli in dotazione, noi qui in Italia siamo gli unici che non possiamo farlo e potrebbero davvero servire». 

Michele Intorcia