Bene il piano di De Luca sul rafforzamento della differenziata, ok allo stop per la realizzazione di nuovi inceneritori sul territorio regionale e al piano per smaltire le ecoballe anche fuori dalla Campania. Ma i lavoratori degli ex consorzi rifiuti sanniti si aspettavano dal governatore anche una parola sul loro destino. Attraverso Piero Mancini, del Consorzio Bn3, si chiede infatti di riaprire una vertenza che ancora non ha trovato una soluzione degna di questo nome. Mentre 121 lavoratori della provincia di Benevento attendono ancora di conoscere il proprio futuro.
Numeri consistenti, che lievitano a circa 1200 se si allarga il campo al quadro regionale. Dal Sannio si fa presente come il nuovo presidente regionale, da sindaco di Salerno, sia stato fra gli amministratori maggiormente ostili alla costituzione degli Ato che, fra le altre cose, avrebbero previsto l'assunzione dei lavoratori. L'impegno ad abolire quel provvedimento adottato da Caldoro, però, deve andare di pari passo con la risoluzione di una vertenza che si trascina oramai da cinque anni. Non basta riscrivere la legge, ma serve anche rivedere il piano industriale.
Intanto, ci sono due possibili vie d'uscita: da un lato l'ok al progetto di riqualificazione della durata di 13 mesi che costa circa 60 milioni. Dall'altro, il riconoscimento definitivo della natura privata del contratto per l'assunzione dei lavoratori come già avvenuto con la Samte per lo stir di Casalduni, che consentirebbe – secondo Mancini – un pronto rientro al lavoro delle maestranze.
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