"Questa non è una casa popolare, ma un edificio storico"

L'incredibile storia della proprietà della famiglia Cangiano

Benevento.  

Una vecchia vicenda che risale addirittura al lontano 1994 e che solo negli ultimi tempi, con una sentenza della Corte di Appello di Napoli, sembra essere arrivata al termine con l'esecutorietà della sentenza che ha dichiarato rescisso il preliminare di vendita per lesione ultra dimidium. Al centro della querelle tra la famiglia Cangiano e una società, con il coinvolgimento di riflesso anche del Catasto, un'antica casa o meglio, un antico “casino di caccia” costruito tra il 600 e il 700, sito in via San Leucio, oggetto di un preliminare di vendita ora dichiarato rescisso dai giudici dell'Appello. Una vicenda durata 22 anni e che è stata anche “viziata”, sembra, da un errore di valutazione da parte di un tecnico catastale che d'ufficio aveva dichiarato l'immobile “casa popolare in costruzione che affacciava su strada larga”, digitando nella scheda elettronica di accatastamento un solo piano, omettendo probabilmente di inserire gli altri due (per un totale di tre piani abitabili) ed anche un'altra serie di “accessori”. Una valutazione che inevitabilmente aveva provocato un abbattimento del valore immobiliare fino a 50mila euro. Cifra del tutto simile al preliminare di vendita poi impugnato dalla famiglia Cangiano il cui consulente di parte ha dato un valore per l'immobile che sfiora il milione di euro. Un'incongruenza costata cara ai proprietari che già erano impegnati con denunce e processi in corso per cercare di annullare il preliminare di vendita con la società che voleva acquistare il “casino di caccia” - circondato da un parco alberato di circa un ettaro - per circa 50mila euro. Insomma, una storia incredibile costata soldi, tempo e tanta salute ai ricorrenti che, però, finora hanno ottenuto il riconoscimento delle ragioni ma non il risarcimento chiesto per i danni subiti. Per questo Aurelia Cangiano ha chiesto il sequestro conservativo dei beni della società.  

redazione