Alluvione: devastazione, lacrime e fango

I segni del fango, speranze e progetti distrutti

Benevento.  

Amaro il sole che splende su Benevento di sabato, due giorni dopo l'alluvione. Sembra una città normale, è una città distrutta. Colpita al cuore dall'acqua e dal fango che in una maledetta notte l'hanno ricoperta. Non si respira normalità scendendo verso Ponticelli: una riga, una semplice riga traccia il confine tra quella che era la normalità e quello che non lo è più. E' la riga lasciata dal fango: sopra c'è il bianco della normalità, sotto quella riga marrone c'è di tutto. Speranze, sacrifici, investimenti in un futuro che ora ha le stesse tonalità di quell'asticella. Evidenti i segni due giorni dopo: fango secco ricopre alcuni marciapiedi, fango sui parapetti del ponte, fango sulle auto, magari acquistate da pochi mesi e subito da buttare. Accatastate fuori dai garage provviste ormai inservibili, conserve, attrezzi... ricordi di una vita poi, ricordi che hanno lasciato il posto a cose nuove in casa, finiti in garage magari per una questione affettiva che ha impedito di buttarli via...ci ha pensato il fango a ricoprirli, a renderli pronti per la discarica. E poi ci sono i negozi in questa zona: devastati, letteralmente. Di buono c'è rimasto poco: sacrifici e sogni sbattuti contro i muri dall'acqua in un folle flipper, investimenti perduti, punti interrogativi che riemergono dall'acqua assieme ai materiali ormai ricoperti di limo e fango. Volti stravolti: pulire il fango è stato il primo step...il secondo è tutto da fare, su gambe incerte, malferme. 

L'articolo completo sull'app di Ottopagine

Crisvel