Le tensioni internazionali legate al conflitto in Iran stanno producendo effetti sui mercati energetici, ma per ora senza generare una nuova ondata generalizzata di rincari delle materie prime. È quanto emerge da un’analisi dell’CGIA di Mestre, che ha confrontato l’andamento delle principali commodities nelle prime due settimane dall’inizio della crisi.
I dati mostrano un quadro relativamente stabile: molte materie prime industriali – come rame, piombo, zinco e stagno – hanno registrato lievi diminuzioni di prezzo. Una dinamica che suggerisce come i mercati globali stiano reagendo con una certa resilienza alle tensioni geopolitiche. Diversa la situazione per l’energia. Il prezzo del petrolio è aumentato del 45,8 per cento, mentre quello del gas naturale ha registrato un incremento ancora più marcato, pari al 62 per cento.
Un impatto diverso rispetto alla crisi del 2022
Il confronto con la crisi generata dall’invasione russa dell'Ucraina evidenzia però una differenza importante. Allora l’aumento dei prezzi fu molto più diffuso e coinvolse numerose materie prime, dai metalli ai cereali. A distanza di quindici giorni dall’inizio del conflitto, invece, l’attuale crisi sembra colpire soprattutto il comparto energetico, senza provocare uno shock generalizzato sull’intero sistema delle commodities. Questo non significa però che le famiglie italiane non subiranno conseguenze.
Bollette più care: il conto per le famiglie italiane
Secondo una stima di Nomisma Energia, l’aumento dei prezzi di gas ed elettricità potrebbe tradursi in circa 350 euro in più all’anno per famiglia. Applicando questa stima ai nuclei familiari presenti in Italia, l’CGIA di Mestre calcola un aggravio complessivo di 9,3 miliardi di euro sui bilanci delle famiglie. Le grandi città metropolitane risultano le più esposte in valore assoluto, ma anche le province più piccole dovranno fare i conti con un aumento significativo dei costi energetici.
Benevento: quasi 40 milioni di euro di spesa in più
Nel territorio del Sannio, e in particolare nella provincia di Benevento, l’impatto dei rincari energetici potrebbe essere tutt’altro che marginale. Secondo le stime dello studio, le 113.195 famiglie presenti nella provincia sannita potrebbero affrontare complessivamente 39,6 milioni di euro di spesa in più per elettricità e gas. Il dato colloca Benevento al 79° posto tra le province italiane per aggravio complessivo. Una posizione che riflette soprattutto la dimensione demografica relativamente ridotta della provincia. Tuttavia, se si considera il contesto socio-economico locale, l’impatto dei rincari energetici rischia di essere più pesante rispetto ad altre aree del Paese.
Un territorio più esposto ai rincari
Nel Sannio, infatti, il tessuto economico è composto prevalentemente da piccole imprese, attività artigianali e aziende agricole, settori che risentono in modo diretto dell’aumento dei costi energetici e dei carburanti. Per molte aziende locali – dagli agricoltori agli autotrasportatori – il gasolio rappresenta una voce fondamentale nei costi di produzione. Negli ultimi quindici giorni, il prezzo del diesel alla pompa è aumentato del 18,2 per cento, mentre la benzina è cresciuta dell’8,7 per cento. Un incremento che può incidere in modo significativo su interi comparti produttivi del territorio sannita: dalla logistica agricola al trasporto merci, fino alle piccole imprese artigiane che operano quotidianamente con veicoli e mezzi di lavoro.
Il peso sui bilanci familiari
Anche per le famiglie del territorio la crescita delle bollette rischia di rappresentare un problema concreto. In una provincia come Benevento, caratterizzata da redditi medi più bassi rispetto alla media nazionale e da una popolazione sempre più anziana, l’aumento dei costi energetici può ridurre ulteriormente il potere d’acquisto. Questo aspetto assume particolare rilevanza in un’area che negli ultimi anni ha già dovuto affrontare fenomeni strutturali come lo spopolamento e la diminuzione della popolazione giovane.
Le possibili soluzioni
Per attenuare gli effetti del caro energia, l’CGIA di Mestre suggerisce alcune misure immediate. Nel breve periodo il Governo potrebbe intervenire riducendo temporaneamente IVA e accise sui carburanti, oltre a tagliare gli oneri di sistema nelle bollette di luce e gas, una componente significativa del costo finale pagato da famiglie e imprese. Nel medio periodo diventa invece fondamentale ridurre la dipendenza energetica attraverso la diversificazione delle fonti e lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Una questione che riguarda anche il futuro del Sannio
Se la situazione internazionale dovesse peggiorare o il conflitto dovesse protrarsi a lungo, i prezzi dell’energia potrebbero subire ulteriori aumenti. Per territori come il Sannio, dove l’economia locale è basata su piccole imprese e agricoltura, la stabilità dei costi energetici rappresenta un elemento fondamentale per la competitività e la sostenibilità economica. Per questo motivo l’evoluzione dei mercati energetici e delle tensioni geopolitiche continuerà a essere osservata con attenzione anche nel territorio di Benevento, dove ogni variazione dei prezzi dell’energia si riflette direttamente sulla vita quotidiana di famiglie e imprese.
