La Cattedrale di Benevento gremita come in poche occasioni. Applausi, commozione. Quella, sia dell'arcivescovo che dei fedeli, è stata tanta, sentita.
L'arcivescovo della Metropolia di Benevento, Felice Accrocca conclude qui il suo lavoro a servizio della Chiesa e della comunità nel Sannio e nei paesi dell'Irpinia che fanno parte dell'Arcidiocesi. Questa sera il saluto ai cittadini, alle autorità, agli amici.
Tantissimi gli abbracci sia prima che dopo la funzione religiosa che ha presieduto nel Duomo di Benevento gremito, da laici e da sacerdoti che hanno accompagnato in processione l'arcivescovo dal vescovato sin dentro alla cattedrale.
La Pace e la Comunione al centro dell'Omelia dell'arcivescovo, poi i saluti: “Mi sono sentito amato oltre i miei meriti e vi ho voluto bene”. Le parole servono a poco, serve invece l'unità profonda tra noi” il monito di monsignore Accroca. “Rimaniamo uniti”.
"Non è semplice salutarvi" ha poi aggiunto al termine dell aMessa quando all'arcivescovo Accrocca è stato regalato un quadro con il Crsto spezzato dalle bombe della seconda guerra mondiale. "Lo porterò con me ad Assisi. Porterò in quella città questo crocifisso per un messaggio di pace. Grazie a tutti e a chi verrà, quando verrà, fate sentire lo stesso calore come avete fatto con me. Fate in modo che anche lui come me ami questa terra".
Al termine della funzione religiosa ha preso la parola il sindaco di Benevento, Clemente Mastella: "Grazie a nome della Città e degli altri sindaci: tra noi visione complementare per una comune idea di una Chiesa in uscita, samaritana. La salutiamo con affetto, Mons. Accrocca, e scusi l’ossimoro, quasi con sacra invidia, perché va ad Assisi luogo di pace, nella città di San Francesco, il primo italiano, il nostro padre spirituale, figura fondativa della nostra identità, precursore dell’Umanesimo.
L’accompagni la comune preghiera per la pace nella speranza che le tossine della violenza possano essere curate in fretta, l’odio tramutato in amore per l’altro.
Pace è la parola più invocata, più richiamata nella grammatica di Papa Leone.
La pace non è una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra. E’ un dono, un dono che ha confidenza con la fede, ma non è lontana da un’etica laica che apre ad un imprescindibile cammino comune", è l'incipit con cui il sindaco Clemente Mastella ha cominciato l'allocuzione per la cerimonia in Cattedrale di saluto dell'Arcidiocesi di Benevento a monsignor Felice Accrocca.
Il Sindaco ha parlato di "un caos mondiale che spacca le certezze e sovverte le abitudini, noi dobbiamo recuperare la speranza. E’ la speranza che ci rende capaci di guardare oltre e ci convince che il possibile sia sempre una porta aperta verso l’impossibile.
La speranza, la speranza cristiana è come un bambino che impara a camminare. E’ incerto, traballante, ma ha dentro di sé una memoria biologica che lo spinge a provare. Non sa come andrà a finire ma agisce come se lo fosse e come se lo sapesse".
Poi ha ringraziato Mons Accrocca "per la sua attività pastorale e per la complementarità dei gesti che in questi anni hanno accompagnato le nostre funzioni nei vari momenti liturgici della città.
"Io da laico cattolico, Lei da Vescovo con una comune idea di una Chiesa samaritana in uscita che va verso gli altri e da parte mia nel riconoscimento della risonanza della religione nella vita democratica che favorisce la cultura del dialogo, dell’ascolto e della riflessione, aiutando i cittadini a coltivare una sensibilità democratica".
In questa età dell’incertezza e in un tempo in cui l’Occidente sembra essersi smarrito, tocca storicamente alla Chiesa locale e a quella universale guidarci verso un Continente morale dove realizzare un nuovo patto tra gli uomini di buona volontà.
E’ un’altra forma di Chiesa che non vive per se stessa ma né separata dal mondo, ma scopre la vocazione pratica, realista e politica al Vangelo. Lei, - e Le diciamo grazie anche per questo - si è mosso lungo questo crinale. Ci ha aiutato a far conoscere la geografia del malcontento e del disagio, mettendo in luce con i suoi confratelli Vescovi la frattura territoriale del nostro Paese.
Abbiamo, nel nostro ambito, anche noi e lo facciamo da anni tra silenzi assordanti e vocazioni disfattiste, affermato l’urgenza e strategia che restituiscano dignità ai luoghi dove la lotteria della Provvidenza ci ha fatto nascere. Le disuguaglianze non producono solo stagnazioni economiche ma erodono lo spirito civico e mettono in discussione la stessa architettura della democrazia". Il Sindaco di Benevento ha infine salutato l'Arcivescono con una citazione di un' autrice groenlandese ha scritto: “non conta quanti anni si vive, ma quanta vita c’è in quegli anni. Non piangere perché è finito, sorridi perché c’è stato”.
