C’è una Campania che brilla lontano da casa, non per titoli o onori, ma per la silenziosa dedizione di chi ha fatto del "sostegno" una missione di vita. È la storia di Mario Damiano, docente originario di Montesarchio, che insieme ai suoi studenti dell'Istituto "Silvio Ceccato" di Montecchio Maggiore ha vissuto un’avventura che profuma di miracolo quotidiano: portare un presepe speciale dritto nelle mani di Papa Leone XIV.
Una scelta di cuore: "Nessuna scorciatoia"
Per Mario Damiano, essere un insegnante di sostegno non è un ripiego, ma un’identità rivendicata con forza. “Ho scelto il sostegno non come scorciatoia per entrare nel mondo della scuola, ma per scelta convinta, e la rivendico tuttora”, spiega con l’orgoglio di chi sa che tra i banchi si costruiscono uomini prima che studenti.
Proprio da questa dedizione è nato il "Presepe dell’Anno Santo". Un’opera nata quasi per caso, ma curata con una passione contagiosa dai ragazzi. “Una collega, che ringrazio, ha informato il vescovo di Vicenza, Mons. Giuliano Brugnotto. Da lì, quel sogno nato tra le mura di una scuola è diventato un’udienza in Piazza San Pietro”.
Il viaggio: due chilometri a braccia e un pullmino verso la libertà
Ma il momento più intenso non è stato solo l’incontro con il Pontefice. È stato il viaggio. Per molti di questi ragazzi, alcuni affetti da disabilità gravi e gravissime, è stata la prima volta lontano da casa, la prima vera conquista di autonomia.
Mario e un suo collega si sono messi alla guida di un pullmino, trasformandosi in autisti, accompagnatori e custodi di sogni. Una volta arrivati a Roma, hanno trasportato l'imponente presepe a mano per due chilometri fino ai piedi del Vaticano. Una fatica fisica che è diventata simbolo di un impegno educativo totale. “È un’esperienza vera, che rende il senso del lavoro che facciamo noi insegnanti”, racconta il professore.
L’incontro con il Papa: "Le distanze non esistono più"
Davanti alla maestosità del colonnato del Bernini, riprodotto in miniatura proprio in quel presepe dai loro "ragazzi insuperabili", il Papa ha accolto la delegazione con una semplicità disarmante.
“Il Pontefice emana una serenità incredibile” – prosegue il Prof. Damiano – “riduce le distanze rendendole praticamente inesistenti. Lo hanno percepito subito anche i ragazzi”. In quel momento, tra il sorriso di Emiliano (che ha donato un ritratto al Papa) e la commozione dei docenti, la disabilità è sparita, lasciando spazio solo all'umanità.
Insomma, l'inclusione non è un concetto astratto da manuale, ma è fatta di chilometri macinati, di colla sui sampietrini di cartone e di docenti come Mario Damiano che portano i valori sanniti – la solidarietà, la grinta e, soprattutto, l'umanità – fin nel cuore della cristianità.
