"Dalle ‘aste a doppio ribasso’ al crollo del prezzo del grano: l'agricoltura non può più aspettare". E' l'alalrme rilanciato da Filomena Marcantonio, Segretaria provinciale del Pd.
"L'iniziativa degli eurodeputati del Partito Democratico, Laureti, Bonaccini e Nardella, che hanno presentato un'interrogazione urgente alla Commissione Europea per chiedere il divieto delle aste elettroniche a doppio ribasso, riporta al centro del dibattito un tema decisivo: il giusto valore del lavoro agricolo.
Le aste ‘a doppio ribasso’, come denunciato dall'inchiesta di Internazionale, comprimono i prezzi fino a livelli insostenibili, trasferendo il peso e i costi della competizione su agricoltori e imprese agricole. Difendere un prezzo equo significa tutelare il reddito dei produttori, i diritti dei lavoratori e la qualità delle produzioni italiane.
È una battaglia che riguarda l'intera agricoltura nazionale e in special modo quella meridionale. Lo dimostra con drammatica evidenza la crisi che sta investendo la cerealicoltura italiana".
La campagna cerealicola 2026 si apre, infatti, con prezzi del frumento duro compresi tra 220 e 240 euro a tonnellata (22/24 euro quintale), valori che non consentono di coprire nemmeno i costi di produzione ormai superiori ai 1.100 euro per ettaro. Energia, carburanti, fertilizzanti e mezzi tecnici hanno raggiunto livelli di costo senza precedenti, rendendo semplicemente antieconomica la coltivazione del grano, soprattutto nelle aree interne del Mezzogiorno.
"Per province come Benevento e Avellino - rimarca Marcantonio - il rischio è concreto ed imminente. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, migliaia di aziende agricole che utilizzano circa 100.000 ettari, il 20% della superficie agricola coltivata in Campania, darebbero costrette ad abbandonare la cerealicoltura, senza nessuna alternativa di produzione, almeno nel breve e medio periodo, con conseguenze devastanti non solo sul piano economico, ma anche sociale e ambientale. Sarebbero compromessi il presidio del territorio, la tutela del paesaggio rurale e l'equilibrio delle aree interne, già segnate dallo spopolamento. Analogo scenario, benché più amplificato perché parliamo di qualche milione di ettari, si profila in tutti gli areali cerealicoli meridionali.
Non si tratta di una normale oscillazione del mercato. È una crisi strutturale che richiede una risposta altrettanto strutturale. Servono strumenti che garantiscano prezzi remunerativi, rafforzino il potere contrattuale degli agricoltori, valorizzino il grano italiano e assicurino condizioni di concorrenza realmente eque.
Difendere la cerealicoltura significa difendere un pezzo fondamentale dell'economia italiana, ma anche la sicurezza alimentare, la qualità delle produzioni e il futuro delle aree interne. Per questo la battaglia contro le distorsioni del mercato, dalle aste ‘a doppio ribasso’ fino ai meccanismi che comprimono il valore del grano, deve diventare una priorità dell'agenda politica ad ogni livello, dal territorio sino a Bruxelles".
