Cinghiali, LAV Benevento: «Chiamarli "bioregolatori" non cambia la realtà»

La gestione della fauna non può essere affidata ai fucili

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Benevento.  

LAV Benevento interviene nel dibattito che si è riaperto nel Sannio sulla presenza dei cinghiali e sulle richieste, provenienti da più parti, di proseguire o intensificare gli abbattimenti.
Lo diciamo senza mezzi termini: la fauna selvatica non può diventare il bersaglio da sacrificare ogni volta che entra in conflitto con le attività umane.

Siamo consapevoli dei danni che possono interessare le colture, delle difficoltà vissute dagli agricoltori e dei problemi legati agli attraversamenti stradali. La questione esiste e deve essere affrontata. Proprio per questo, però, servono risposte serie, scientifiche e capaci di guardare al lungo periodo, non la continua riproposizione dell'uccisione degli animali come soluzione principale.

Per LAV Benevento la risposta non può essere la caccia di selezione, non possono essere gli abbattimenti affidati ai cosiddetti “bioregolatori” e non possono esserlo neppure le catture in trappola quando il loro esito è comunque la morte dell'animale.

Cambiare il nome di chi spara non cambia la sostanza. Un animale abbattuto da un “bioregolatore” è comunque un animale ucciso. E una trappola non può essere presentata come soluzione non cruenta se conduce semplicemente il cinghiale verso l'abbattimento.

LAV porta avanti da anni una posizione chiara: la gestione della fauna selvatica deve progressivamente abbandonare i metodi cruenti e investire nelle alternative non letali.

E le alternative non sono soltanto dichiarazioni di principio.

Una delle strade sulle quali LAV chiede da tempo di investire è il controllo della fertilità attraverso l'immunocontraccezione. Il vaccino GonaCon è stato studiato anche sui cinghiali e ha mostrato risultati incoraggianti nel rendere infertili per diversi anni gli animali trattati mediante iniezione. La ricerca deve ora continuare, in particolare per sviluppare modalità di somministrazione che possano renderne possibile un utilizzo più ampio. Proprio per questo LAV ha continuato a chiedere anche nel 2026 il rifinanziamento della ricerca sul GonaCon e su analoghi vaccini immunocontraccettivi.

Non stiamo quindi parlando di fantasiose “pillole anticoncezionali” lanciate nei boschi, ma di una linea di ricerca scientifica sull'immunocontraccezione che merita investimenti, sperimentazione e sviluppo.

Ci sono poi interventi immediatamente praticabili.

LAV indica la necessità di eliminare o rendere inaccessibili le fonti alimentari artificiali, soprattutto rifiuti e scarti che attirano i cinghiali e possono aumentare artificialmente la disponibilità di cibo nei territori; utilizzare recinzioni elettrificate a protezione delle coltivazioni; mettere in campo sistemi elettronici per ridurre il rischio di incidenti stradali.

A queste misure devono affiancarsi il monitoraggio scientifico delle popolazioni e dei danni, la tutela degli habitat e degli equilibri ecologici, compreso il ruolo dei predatori naturali, senza però trasformare nessuna singola misura in una soluzione miracolistica.

Sul fronte della sicurezza stradale, LAV ha inoltre proposto finanziamenti per corridoi faunistici e soluzioni tecnologiche che permettano agli animali di attraversare le strade in maggiore sicurezza.

Gli agricoltori non devono essere lasciati soli. Chi subisce realmente dei danni deve poter contare su sostegno tecnico, strumenti efficaci per proteggere le colture e procedure di indennizzo rapide. Difendere gli animali non significa ignorare il lavoro e le difficoltà di chi vive di agricoltura: significa rifiutare l'idea che agricoltori e fauna selvatica debbano necessariamente essere messi gli uni contro l'altra.

C'è poi una questione che non possiamo ignorare. La gestione della fauna deve essere orientata esclusivamente all'interesse collettivo, alla sicurezza e alla tutela degli ecosistemi, e non può trasformarsi in uno strumento per ampliare le occasioni di caccia o alimentare interessi economici legati all'abbattimento e alla commercializzazione degli animali.

Oggi vengono indicati come “troppi” i cinghiali. Domani la medesima logica potrebbe riguardare lupi, orsi o qualsiasi altra specie ritenuta scomoda. Non possiamo continuare