Quarant’anni di presenza sul territorio, di emergenze affrontate, persone assistite e mani tese verso chi aveva bisogno. La Misericordia di Benevento ha celebrato al Teatro De La Salle un anniversario che racconta una storia lunga quattro decenni e, soprattutto, un pezzo importante della vita della comunità sannita. Una ricorrenza che non è stata soltanto un momento celebrativo, ma l’occasione per ripercorrere il cammino compiuto e interrogarsi sul futuro del volontariato.
Iacoviello: «Abbiamo seminato tanto»
A tracciare il bilancio è il presidente della Misericordia di Benevento, Angelo Iacoviello, che rivendica con orgoglio il lavoro svolto dall’associazione e il contributo dato alla crescita di una rete di solidarietà sul territorio. «Abbiamo seminato tanto», spiega, ricordando come nel corso degli anni l’esperienza della Misericordia abbia contribuito anche alla nascita di altre realtà analoghe nel Sannio.
Un percorso cominciato negli anni Ottanta, quando la disponibilità di mezzi di soccorso era molto più limitata rispetto a oggi e anche un intervento sanitario poteva significare tempi particolarmente lunghi. Iacoviello ricorda un esempio concreto: «Pensate a un’ambulanza che qui doveva andare a San Bartolomeo in Galdo e ritornare». La diffusione delle Misericordie e il rafforzamento dei servizi hanno permesso di accorciare quelle distanze e di costruire una presenza più capillare a servizio delle comunità.
Ma la missione dell’associazione, sottolinea il presidente, non si esaurisce nel soccorso sanitario. In quarant’anni sono cresciute le attività e le forme di assistenza, fino ad arrivare ai servizi messi in campo durante la pandemia. Tra questi il taxi farmaco, che ha consentito di portare medicinali direttamente a casa di molti cittadini in un momento particolarmente difficile. E poi l’ambulanza neonatale, una dotazione preziosa per il territorio, arrivata anche grazie al sostegno di Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio e da tempo vicino alle iniziative della Misericordia.
Vigorito: «Il volontariato è l’umanità»
Proprio Vigorito a margine della celebrazione ricorda il significato più profondo della parola volontariato: non soltanto un’attività a favore degli altri, ma un’esperienza capace di restituire qualcosa anche a chi la compie. «Io credo che chi fa il volontariato abbia già un premio: il premio di come si sente quando partecipa ad aiutare gli altri», dice.
Un messaggio che diventa ancora più significativo quando il tema è quello del rapporto tra solidarietà, tecnologia e società contemporanea. Vigorito guarda a un mondo passato dalla «clava delle caverne» all’intelligenza artificiale e invita a non perdere, nel processo di trasformazione tecnologica, ciò che rende una comunità realmente umana. «Bisogna conservare un fattore comune che molte volte si perde, che è l’umanità. Il volontariato è l’umanità», sottolinea.
L'appello: coinvolgere i giovani
Una sfida che per Iacoviello passa soprattutto dalle nuove generazioni. Il presidente non nasconde le difficoltà nel reperire volontari giovani: «Stiamo un po’ invecchiando tutti». La sensibilità, spiega, non manca, ma è necessario creare le condizioni per trasformarla in partecipazione. Il volontariato può diventare così un’esperienza formativa, capace di insegnare responsabilità, condivisione e attenzione verso gli altri.
Giani: «Uno sguardo e una mano tesa valgono più della tecnologia»
E il presidente nazionale Misericordie, Domenico Giani nel suo intervento ribadisce «L’intelligenza artificiale e la tecnologia possono aiutarci, possono semplificare e migliorare tante cose, ma non potranno mai sostituire il valore di uno sguardo, di una mano tesa, di una presenza accanto a chi ha bisogno. È questo il valore più autentico del volontariato: esserci, incontrare l’altro, prendersi cura del prossimo. Per questo voglio rivolgere un grazie sincero alla Misericordia di Benevento e a tutti i suoi volontari, per ciò che hanno fatto e continuano a fare ogni giorno al servizio della comunità e delle persone più fragili».
Moscarella e Mastella: grazie ai volontari
Il valore di questa presenza è riconosciuto anche dalle istituzioni. Il prefetto di Benevento, Raffaela Moscarella, ha definito l’attività della Misericordia una risorsa fondamentale per il territorio sannita. Nei dati ricordati durante la celebrazione ci sono circa 20mila interventi, numerosi trasporti di pazienti e soprattutto una lunga lista di volontari e volontarie che hanno scelto di mettere il proprio tempo a disposizione degli altri.
In una realtà come quella sannita, caratterizzata da una domanda complessa di servizi e dalla difficoltà, soprattutto in alcune aree, di raggiungerli, il contributo del volontariato assume un peso particolare. «Il loro aiuto sta diventando veramente un’infrastruttura sulla quale ci appoggiamo anche noi come istituzione», osserva Moscarella. Un riconoscimento accompagnato da una precisazione importante: il volontariato non deve sostituire le responsabilità del pubblico, ma può integrarle, risultando prezioso tanto nella gestione ordinaria quanto nei momenti di emergenza.
Anche il sindaco Clemente Mastella ha voluto sottolineare il valore della Misericordia per Benevento. «Sono venuto qua a ringraziare», ha detto, richiamando il significato di solidarietà che l’associazione rappresenta e il suo ruolo nella vita della città. Un rapporto tra amministrazione e volontariato destinato, nelle intenzioni del Comune, a rafforzarsi anche attraverso nuovi progetti.
Quarant’anni come punto di passaggio
La celebrazione del quarantesimo, dunque, diventa un punto di passaggio. Da una parte la memoria di un’associazione che in quattro decenni ha cambiato insieme alla città, dall’altra la necessità di continuare a intercettare nuovi bisogni e nuove energie.
Una strada fatta di mezzi di soccorso, servizi, emergenze e progetti, ma prima ancora di persone. Ed è proprio questo il patrimonio che l’associazione vuole portare nel futuro: la capacità di stare accanto alle istituzioni senza sostituirle, di intervenire quando c’è un’emergenza, ma anche di costruire quotidianamente relazioni e solidarietà. Con l’obiettivo di lasciare spazio ai giovani e continuare a «seminare», come è stato fatto in questi primi quarant’anni.
