«Mi chiama Clemente, non onorevole e nemmeno sindaco. E questo mi fa molto piacere». È stato un incontro dal forte valore umano quello di questa mattina in via Nuzzolo, al Rione Ferrovia, dove il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha fatto visita al signor Pellegrino, 86 anni.
Ad accompagnarlo il comandante della Polizia Municipale Giuseppe Vecchio, insieme agli agenti che ieri sono intervenuti nell’abitazione dell’anziano.
Al centro uno scambio di battute, un dolcetto e il racconto di una vita piena tra ricordi del lavoro ed emozioni in famiglia con tanto di foto orgogliosamente mostrate.
Una visita nata da una storia che ha colpito per la sua semplicità: una telefonata al Comando della Municipale, una richiesta insolita e poche parole per spiegare un bisogno molto concreto.
Pellegrino aveva chiamato perché aveva bisogno di compagnia. Era stato segnalato alla centrale operativa come un anziano in lacrime e, sul posto, erano arrivati gli agenti Antonio Oliviero e Sabatino Cimino.
Ma durante la visita di questa mattina è emerso un quadro diverso da quello che, a una prima lettura, si potrebbe immaginare.
Pellegrino non è solo. Ha due figli che, racconta, sono affettuosi e presenti. Non ha nemmeno particolari difficoltà economiche, grazie a una pensione maturata dopo anni di lavoro. La sua condizione di isolamento nasce soprattutto da un problema concreto: da quasi due anni vive sulla sedia a rotelle e abita al terzo piano di un palazzo senza ascensore.
Uscire di casa, dunque, è diventato estremamente difficile.
Ed è proprio questa impossibilità a incidere sulla sua quotidianità e a generare quella sensazione di solitudine che lo ha spinto a chiedere la presenza della Polizia Municipale.
«Il senso di solitudine c'è – ha spiegato Mastella – però non significa che la famiglia non abbia prestato attenzione a lui o non vada da lui». Il sindaco ha quindi spostato l'attenzione sulle barriere architettoniche e sulle condizioni degli edifici che possono finire per isolare le persone con difficoltà motorie.
«Stare soli in palazzi come questi, che anche se ristrutturati non consentono a chi è nelle sue condizioni di uscire, porta a un senso di solitudine», ha sottolineato.
Una condizione che, secondo Mastella, non può essere attribuita alla famiglia, ma che è legata alla necessità di rendere gli edifici più accessibili. Un problema che, soprattutto nei fabbricati più vecchi, presenta difficoltà tecniche ed economiche.
«Non è un problema di famiglia – ha ribadito il sindaco – ma dipende da una condizione che bisogna eliminare».
La visita di questa mattina è stata accolta con piacere da Pellegrino, che ha riconosciuto in Mastella una persona conosciuta da tempo. Un momento di vicinanza che ha permesso anche di riportare l'attenzione su una questione che riguarda molte persone anziane: non necessariamente la mancanza di affetti o di risorse economiche, ma l'impossibilità concreta di uscire dalla propria abitazione e mantenere una vita sociale autonoma.
La telefonata alla Municipale
La vicenda è emersa proprio grazie alla Polizia Municipale. Dalla centrale operativa era arrivata la segnalazione di un anziano in difficoltà. L'agente Antonio Oliviero ha raccontato quei momenti spiegando che, una volta entrati nell'abitazione, Pellegrino aveva iniziato a parlare della propria vita e delle perdite subite. «Lì abbiamo capito che il nostro intervento era semplicemente esserci, scambiare una parola con qualcuno che è in un momento di solitudine e soffre».
Nessuna emergenza da gestire, dunque. Nessun intervento particolare da effettuare. Solo la necessità di ascoltare.
«Alla fine abbiamo capito che l'intervento che abbiamo fatto ha lasciato più qualcosa a noi che a lui – ha raccontato Oliviero – perché ci ha fatto capire che le istituzioni ci devono essere e che anche una parola può fare la differenza con chi soffre».
Un gesto che Mastella ha voluto riconoscere pubblicamente, facendo i complimenti alla Polizia Locale «per il modo garbato e di solidarietà» dimostrato nei confronti dell'anziano.
La storia di Pellegrino parte quindi da una telefonata apparentemente insolita e arriva a porre una questione molto concreta: quella delle barriere architettoniche che possono trasformare la propria abitazione in una sorta di limite invalicabile.
«Vorrei che tutti noi sindaci mostrassimo attenzione di più a queste persone che vivono sole», ha concluso Mastella, invitando a «fare uno sforzo in più».
Perché, in questo caso, la solitudine non è necessariamente l'assenza di qualcuno. Può essere anche l'impossibilità di poter semplicemente aprire la porta di casa e uscire.
