S. Francesco: celebrazione a Benevento "Custodire l’umano e riscoprire dialogo"

Nella Basilica della Madonna delle Grazie solenne celebrazione presieduta dall’arcivescovo Autuoro

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Benevento.  

Una celebrazione nel segno della memoria, della fraternità e dell’attenzione alle fragilità del nostro tempo. È quella che si è tenuta questa mattina nella Basilica della Madonna delle Grazie di Benevento, in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte.
La solenne celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo di Benevento, monsignor Michele Autuoro, alla presenza delle autorità civili e militari. Durante la celebrazione, il sindaco di Benevento, onorevole Clemente Mastella, ha compiuto il gesto dell’accensione della lampada al Patrono d’Italia, rinnovando simbolicamente l’affidamento della comunità cittadina alla figura e al messaggio del Poverello d’Assisi.
Una ricorrenza che quest’anno assume un significato particolare anche sul piano nazionale: dal 2026, infatti, il 4 ottobre è tornato a essere festa nazionale di San Francesco d’Assisi. La scelta cade nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo, avvenuta il 3 ottobre 1226.

L'arcivescovo Autuoro: «Custodire l’umano»

Nell’omelia, monsignor Autuoro ha posto al centro la necessità di recuperare, nella società contemporanea, una dimensione autenticamente umana, indicando proprio in San Francesco una figura capace di parlare al presente.
L’arcivescovo ha rivolto l’invito a custodire l’umano e ad apprendere da Francesco quella che ha indicato come una vera e propria arte del dialogo: la capacità di incontrare l’altro, di ascoltarlo e di costruire ponti anche quando prevalgono divisioni, contrapposizioni e incomprensioni.
Un messaggio che si inserisce nelle tante difficoltà che attraversano oggi la società. Nel corso della sua riflessione, Autuoro ha richiamato le situazioni di disagio che interessano in particolare le aree interne, dove molti giovani sono costretti a lasciare i propri territori per la mancanza di opportunità di lavoro. Una perdita che non riguarda soltanto le singole persone e le loro famiglie, ma intere comunità, che rischiano di impoverirsi dal punto di vista demografico, sociale ed economico.
Accanto al problema dello spopolamento, l’arcivescovo ha richiamato la crescita delle situazioni di povertà e le numerose fragilità che segnano la vita quotidiana di tante famiglie. È in questo scenario che, secondo il messaggio proposto durante la celebrazione, la testimonianza di Francesco torna a interrogare la comunità: non come semplice ricordo del passato, ma come proposta concreta di fraternità, sobrietà, attenzione agli ultimi e capacità di dialogare.

La lampada accesa dal sindaco

Un momento particolarmente significativo della celebrazione è stato quello dell’accensione della lampada al Patrono d’Italia da parte del sindaco Clemente Mastella.
Il gesto ha assunto un valore simbolico proprio nel giorno in cui l’Italia torna a celebrare ufficialmente San Francesco come festa nazionale. La legge istitutiva richiama esplicitamente, tra i valori legati alla figura del Patrono d’Italia, la pace, la fratellanza, la tutela dell’ambiente e la solidarietà.
La cerimonia di Benevento si inserisce inoltre in un programma di iniziative promosso dalla Diocesi in occasione dell’ottavo centenario.

Mastella: Una comunità in difficoltà ha bisogno di accoglienza e generosità

Al termine della celebrazione, anche il sindaco Mastella ha raccolto l’invito a guardare alla figura di San Francesco come a un riferimento per il presente. "Era uno di noi" ha concluso il suo intervento suscitando gli applausi. Ma, a margine, ha pure sottolineato le difficoltà che attraversano oggi la società, richiamando l’aumento del costo della vita, la difficoltà della classe media a mantenere il proprio equilibrio economico e l’estensione delle situazioni di povertà.
A pesare sul clima sociale, ha osservato, sono anche le guerre interminabili che stanno alimentando frustrazione e inquietudine, in particolare in un’Europa che per decenni aveva conosciuto una condizione di pace.
Da qui il richiamo alla necessità di rafforzare il rapporto tra istituzioni e comunità ecclesiale, costruendo luoghi e occasioni nei quali le persone possano trovare accoglienza, solidarietà, generosità e attenzione.
Un passaggio che ha riportato ancora una volta il pensiero alla lezione di San Francesco: uscire dai propri recinti, incontrare l’altro e mettere al centro la persona.