A tu per tu con i musulmani di Benevento

E' difficile parlare di Islam? No, assolutamente no. Si parla di religione, di credo, di cultura

Benevento.  

“Il musulmano non ruba, il musulmano non tradisce, il musulmano non dice bugie, il musulmano non fa del male a nessuno”. Trascorrere qualche ora nella comunità musulmana di Benevento, centro culturale “Il dialogo”, potrebbe essere un passo importante per tutti, soprattutto per comprendere cosa non è l'Islam. Gli attentati di Parigi di venerdì, 13 novembre, hanno ulteriormente danneggiato l'immagine di un'identità culturale e religiosa che oggi, sovente, associamo a quanto non gli appartiene affatto. “Allah akbar” è vero, come potrebbe essere considerato grande qualsiasi altro Dio che, evidentemente, non professa odio, non chiede di uccidere, non auspica alla guerra. Mustaph Ghafir, vice presidente del centro culturale “Il dialogo”, ha tentato di spiegare proprio questo, l'Islam non è l'Isis ed ha affermato “Noi dal primo giorno abbiamo condannato quello che è successo in Francia. Questi attentati sono contro tutte le etiche religiose. Nessuna religione accetta quello che è successo in Francia. Ognuno che ha un po' di umanità, non può accettare che gente innocente venga uccisa nel nome di Dio” e specifica “Uccidere la gente da noi è proibito perché il Corano non ha parlato di queste cose. Quei pazzi che uccidono non capiscono niente del Corano. Se loro lo avessero letto e avessero saputo quale fosse la religione islamica, avrebbero dovuto amare questa gente, non ucciderla”. Un messaggio forte e allo stesso tempo importante, quello di Mustaph che ha poi ha aggiunto “Questi ragazzi che hanno compiuto gli attentai avevano precedenti, utilizzavano droga, non frequentavano le Moschee. In Moschea si impara l'amore, il rispetto, un sacco di cose buone”. Ha rimarcato il concetto che tutti i musulmani, ad oggi, vivono un altro tipo di terrorismo che è quello psicologico, perché quando camminano in strada tutti li guardano con occhi diversi, credendoli terroristi “Ma noi, un miliardo e mezzo di musulmani, non possiamo prendere la colpa di un gruppo che compie questi gesti” e Mustaph ribadisce “Noi crediamo al dialogo, non alla violenza. Ai nostri ragazzi insegniamo ad essere cittadini buoni. Questi che compiono attentati sono persone ignoranti, che non conoscono la religione, sono stati ingannati da alcuni, perché queste cose si imparano da internet non nelle Moschee, che fanno queste cose per business”.

Annalisa Ucci