Annullato il sequestro dei beni, per un importo complessivo di un milione di euro, disposto dal gip Gelsomina Palmieri a carico di Armando Piscopo (e dei suoi familiari), il 40enne di Benevento arrestato lo scorso 7 dicembre, al pari di altre tre persone che, diversamente da lui, finito in carcere, erano state sottoposte ai domiciliari, in un'indagine antidroga diretta dal sostituto procuratore Iolanda Gaudino e condotta in città dalla guardia di finanza. Il dissequestro è stato ordinato dal Tribunale del Riesame di Benevento (presidente Pezza, a latere Rotili e Fallarino), che ha accolto le motivazioni del ricorso degli avvocati Antonio Leone e Domenico Dello Iacono.
Il provvedimento era stato adottato sul presupposto che i beni – appartamenti, auto, disponibilità finanziarie e anche una moto della quale era stato denunciato il furto – fossero il provento di attività illecite legate allo spaccio di stupefacenti. Una tesi alla quale i due legali hanno opposto una serie di documenti relativi sia alla provenienza delle somme – tra esse anche la quota di un risarcimento per colpa professionale – sia alla titolarità di un reddito, appannaggio di Piscopo e della moglie, compatibile con l'acquisto di immobili. Argomenti che hanno indotto i giudici a decidere il dissequestro.
Come si ricorderà, il mirino dell'inchiesta, supportata da intercettazioni telefoniche, riprese video, appostamenti, decine di segnalazioni di consumatori, era stato puntato su un circolo e su piazza San Modesto, diventati, secondo gli inquirenti, il punto di rifornimento di “ogni tipo di sostanza per persone di tutte le fasce di età (compresi i minorenni), anche provenienti dai paesi limitrofi”.
Esp
