Rogo Italprint, chiesta condanna del titolare e di un notaio

A fine mese spazio alla difesa, poi la sentenza sull'incendio del 2008

Benevento.  

Otto anni e mezzo fa il rogo dell'azienda, nel 2014 il rinvio a giudizio ed un processo sul quale, a fine mese, arriverà la sentenza di primo grado. La pronuncerà il giudice Marilisa Rinaldi, che dovrà esprimersi su Antonio Muraglia, 63 anni, di Benevento, socio e legale rappresentante della ‘Italprint’, e il notaio Vito Antonio Sangiuolo, 65 anni, anch'egli della città, indicato come socio occulto e titolare di fatto della 'Italprint'. Truffa e incendio le imputazioni per le quali questa mattina il pm Assunta Tillo ne ha chiesto la condanna. Proponendo la pena di 5 anni per Sangiuolo e di 4 per Muraglia, assistiti, rispettivamente, dagli avvocati Andrea De Longis junior e Marcello D'Auria, Sergio Rando e Fulvio dello Iacovo. Ha insistito per la dichiarazione della loro responsabilità anche l'avvocato Massimo Rizzo, per una compagnia assicurativa che si è costituita parte civile.

Il 30 gennaio spazio alle arringhe dei difensori, cui seguirà la decisione su una vicenda per la quale le indagini avevano chiamato in causa anche altre tre persone nei confronti delle quali il gup Loredana Camerlengo aveva però stabilito il non doversi procedere per intervenuta prescrizione degli addebiti di truffa allo Stato e falso ideologico, contestati in concorso con Muraglia e Sangiuolo.

L'incendio risale al 29 gugno del 2008, quando le fiamme avevano divorato la Italprint, un'industria grafica, cartotecnica e flessografica: la più grande del 'Patto territoriale Valle del Sabato'. Enormi le conseguenze causate dall'episodio, al centro di un'inchiesta che nel dicembre del 2014 era stata costellata da un provvedimento cautelare della Corte dei Conti eseguito dalla guardia di finanza a carico di Muraglia e Sangiuolo: il sequestro conservativo di beni immobili e conti correnti fino alla concorrenza della somma di 8 milioni e 300mila euro. L'importo delle due tranche, erogate nel 2005, di un contributo a fondo perduto di di 9 milioni e 300mila euro di cui l'azienda avrebbe beneficiato su un investimento complessivo di 13 milioni e 600mila euro. Una misura patrimoniale adottata a garanzia di un presunto danno erariale, ancora al centro di un giudizio.