Si è definito un musulmano salafita, ma ha escluso l'appartenenza a qualsiasi organizzazione. Lo ha ripetuto questa mattina, fornendo anche la sua interpretazione del contenuto di alcune telefonate intercettate, nell'incidente probatorio fissato dinanzi al gip Maria Ilaria Romano, che, per rogatoria del Tribunale di Milano, aveva disposto una perizia psichiatrica. E' infatti detenuto nel carcere di Benevento, Mahmoud Jrad, il ventiquattrenne siriano, residente a Varese, arrestato nell'agosto dello scorso anno con l’accusa di terrorismo, perchè ritenuto pronto ad arruolarsi nelle milizie del gruppo Jabhat Al-Nusra, affiliato ad Al Qaeda, per compiere atti di violenza in Siria.
Scortato dalla polizia penitenziaria al palazzo di giustizia sannita, Jrad – difeso d'ufficio dall'avvocato Federico Paolucci - è stato definito seminfermo di mente dal dottore Ferdinando Melchiorre, lo specialista al quale era stato affidato l'incarico di valutare, appunto, le condizioni psichiatriche e la pericolosità sociale dell'indagato, che, durante la detenzione, avrebbe mostrato segni di squilibrio.
In attesa del processo a suo carico, che si aprirà il 9 marzo a Varese, il giovane ha riferito al giudice che quei colloqui finiti nel mirino degli investigatori puntavano soltanto, attraverso il contatto con alcune persone, al tentativo di portare in Italia la moglie, che vive in Siria. Di diverso avviso gli inquirenti, che erano risaliti a lui, e non solo a lui, in un'inchiesta della Dda di Genova poi passata a Milano per competenza territoriale. Nel telefono dell'allora ventitreenne – raccontano le cronache - la Digos avrebbe rintracciato documenti riconducibili all’organizzazione terroristica e anche alcuni file audio che gli sarebbero stati inviati dal fronte di guerra di Aleppo, con indicazioni operative per i mujaheddin che combattono nella città siriana.
