Sembrava un dato ormai consolidato, ora non sembra più così. “L'attività di storicizzazione che era stata fatta sul software dell'Azienda, con l'obiettivo di aumentarne la velocità, aveva comportato la perdita di tutti i dati, inclusi quelli dei bilanci dal 2000 al 2005”, aveva affermato due settimane fa, nel corso dell'esame, Felice Pisapia, uno degli imputati. Dati andati in fumo, dunque, e successivamente 'ripescati'? Neanche per sogno, perchè “non c'è stato alcun problema”. Parola di Giovanni Beatrice, responsabile dei sistemi infomatici dell'Asl, chiamato a deporre questa mattina nel processo a carico di Pisapia, della moglie, Olga Landi, e di Arnaldo Falato, ex dirigente dell'Unità operativa budgeting. Imputati di peculato in uno stralcio del filone dell'inchiesta sull'Asl relativo ai mandati di pagamento.
Beatrice ha spiegato che “la storicizzazione dei dati aveva riguardato un periodo fino al 2000, e che la stessa non aveva determinato conseguenze su cifre e atti degli anni successivi, già tutti disponibili”, precisando che la “revisione dei bilanci dal 2000 al 2005 non c'entra con i problemi informatici”. Comprensibile la sorpresa del pm Flavia Felaco, dei legali di parte civile (gli avvocati Roberto Prozzo, per l'Asl, e Vincenza Stefanucci, per il Mdc) e dei difensori: gli avvocati Vincenzo Regardi, Claudio Botti, Marco Naddeo e Mario Verrusio. Secondo Pisapia, invece, quei problemi esistevano eccome. Al punto che nel 2006, quando era stato assunto come dirigente del settore economico-finanziario (poi sarebbe diventato direttore amministrativo), “aveva ricevuto dal direttore generale dell'epoca”, Bruno De Stefano, rimasto in carica fino al 2009, “l'incarico di trovare una soluzione”. Obiettivo: “realizzare un software, ecco perchè – aveva aggiunto -mi rivolsi ad un ingegnere di origini indiane che risiedeva in Italia e ad una società con una sede territoriale a Pontecagnano. Riuscimmo a recuperare migliaia e migliaia di documenti, ad inserire i dati con uno sforzo che andò avanti per circa un anno e mezzo, al quale contribuirono anche alcuni addetti esterni, credo impiegati della società”.
Circostanze sulle quali ha riferito lo stesso De Stefano, ricordando di aver “istituito nel maggio 2007 una task force per la revisione dei bilanci costituita da personale interno, della quale, dopo una variazione della sua posizione lavorativa, era entrato a far parte anche Pisapia”. L'ex manager ha sottolineato che avrebbe fatto qualsiasi cosa (“Mi sarei venduto l'anima...”) “per acquisire alla sanità 120-150 milioni di euro”, ma ha escluso (“In mano a me, mai...”) di aver saputo dell'ingegnere indiano al quale aveva fatto riferimento Pisapia. L'udienza è vissuta anche dell'escussione di Maria Calandra, dirigente Asl, ex responsabile dell'emergenza territoriale, e del deposito di cinquanta documenti prodotti da Prozzo con l'intento di dimostrare che Pisapia aveva potere di spesa. Immediate le dichiarazioni spontanee dell'interessato, che ha fatto notare come si trattasse solo della liquidazione di interessi e di spese per gasolio regolarmente autorizzate. Il prossimo appuntamento? Il 23 marzo, quando sarà anche fissato il calendario della discussione.
