Non dimenticare è un obbligo prima ancora che un dovere intimo. Ricordare chi è stato strappato alla vita, versando il suo sangue innocente, non è solo un esercizio di memoria o un rito di purificazione collettiva. Il ricordo come molla del presente e del futuro, architrave dell'agire individuale: quello quotidiano, dei piccoli gesti che trasudano l'osservanza delle regole e risultano impermeabili alla logica della sopraffazione. L'unica 'ragione sociale', il solo Dna delle mafie. Cambiano nome a seconda delle latitudini, hanno come denominatore comune la cultura della violenza e della morte. Alla quale opporre, ogni secondo della nostra esistenza, “un impegno totale”. Il tasto sul quale ha battuto il giudice Simonetta Rotili, presidente della sezione di Benevento dell'Anm, aprendo l'appuntamento in Tribunale con la Giornata della legalità organizzata da Libera. Rotili ha sottolineato il lavoro “svolto nelle scuole con le forze dell'ordine e gli studenti”.
Ce n'erano tantissimi, di giovani, nell'aula dedicata a Falcone e Borsellino, è a loro che si è rivolto anche Ettore Rossi, del coordinamento locale di Libera, che ha invitato tutti “a fare la propria parte, ciascuno nel suo ruolo”. La giustizia come strumento “per arrivare alla verità che dà la pace sociale”. E' la rotta indicata dal presidente reggente del Tribunale Marilisa Rinaldi (al termine le è stata consegnata la bandiera dell'associazione), che, citando Aristotele e le sue considerazioni sull'uomo politico che opera per il bene della collettività, ha fatto riferimento al fenomeno della corruzione, puntando il dito contro “sotterfugio, furbizia e forza che, spesso, purtroppo, hanno la meglio sul principio della legge uguale per tutti”.
Il Procuratore Aldo Policastro ha espresso la sua “vicinanza” a Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, “infangato per l'ennesima volta” con le scritte apparse a Locri. Il segno di una mentalità, profondamente sbagliata, diffusa non solo in Calabria. Lo ha definito un “vero e grande italiano, non apprezzato fino in fondo per quanto sta facendo”. Un uomo con un bagaglio ideale che i “ragazzi devono raccogliere, ancor di più in un territorio come quello sannita che può essere difeso dalle gravi infiltrazioni criminali presenti in altre realtà”. Un territorio che va “preservato dall'aggressione ai diritti dei cittadini”. In che modo? Non avendo paura, pronti “a salire sui tetti, come ha scritto il mio amico don Peppe Diana, barbaramente ucciso dalla camorra, per gridare la verità. Perchè solo così potranno essere assicurati a tutti un futuro ed una vita dignitosi”.
Il Procuratore aggiunto Giovanni Conzo ha ricordato un'inchiesta sul delitto di due ragazzi di Casal di Principe, ammazzati perchè “avevano chiesto il pizzo ad un caseificio contro il volere del clan dei casalesi”, per rimarcare che la “camorra porta solo al carcere o alla morte”. Anche “a Benevento esiste la camorra – ha aggiunto-, come dimostrano alcuni processi per estorsione che stiamo celebrando”. Camorra come modalità che si esprime nella logica “dell'assoggettamento, nel timore della denuncia, nello stalking ad una donna, nell'omicidio in città, circa un anno fa, di una prostituta, centrata da più colpi di pistola, uno al pube”.
Poi le riflessioni di una decina di allievi dell'Industriale e del Licei Giannone e Guacci sul valore della libertà e della responsabilità. Perchè “non si può restare indifferenti, non ci si può nascondere, non bisogna tacere”. Erano le 11.15 quando le parole hanno lasciato spazio, in tutt'Italia e a Benevento in più luoghi - Comune, Questura, Comando provinciale dell'Arma (dove gli studenti del Guacci hanno anche ricordato il carabiniere Tiziano Della Ratta), villa comunale e Rione Libertà-, solo alla lettura, affidata a più voci, dei nomi delle 944 vittime innocenti delle mafie. Emanuele Notarbartolo (1893) il primo, Ciro Colonna (2016) l'ultimo di un elenco nel quale da quest'anno compaiono anche Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano, trucidati a Napoli nel 1982.
Sangue innocente, storie di persone, conosciute e non, la cui memoria può essere onorata testimoniando – ha concluso il sostituto Donatella Palumbo, segretario dell'Anm – la “bellezza della solidarietà, dell'onestà, della democrazia e della giustizia”.
Esp
