Otto anni per Eugenio Ignelzi, 39 anni, di Ginestra degli Schiavoni; 6 anni per Antonino Francesco Tamburello, 46 anni, origini trapanesi, residente a Castelfranco in Miscano, diventato collaboratore di giustizia. Sono le condanne chieste dal pm della Dda di Reggio Calabria, Sirleo, nel giudizio abbreviato a carico di alcune delle venti persone (la maggior parte ha scelto il rito ordinario) coinvolte nell'inchiesta che nel febbraio dello scorso anno era sfociata in un blitz (“New bridge”) che aveva riguardato anche la nostra provincia. Per Ignelzi e Tamburrello l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, contestata con due aggravanti: la natura transnazionale del reato, la finalità di agevolare una 'ndrina calabrese. I difensori del 39enne – gli avvocati Sergio Rando e Antonio Pio Morcone – hanno invece chiesto l'assoluzione del loro assistito perchè il fatto non sussiste o non costituisce reato. Mercoledì prossimo la sentenza del gup Santoro. Nel mirino degli inquirenti, come si ricorderà, era finita una triangolazione tra Montefalcone di Valfortore, New York e Gioiosa Jonica ricostruita dagli inquirenti. Cocaina da acquistare alle Bahamas o in Guyana e da spedire in Italia; eroina da comprare nel nostro Paese per venderla negli States. Un giro di droga tra Stati Uniti e Calabria, passando per il Sannio. Roba nascosta in carichi di copertura di frutta fresca o carbone, piazzata sull'asse costruito tra due gruppi, sui rapporti tra esponenti legati alla famiglia Gambino, “storicamente considerata la più grande e potente di Cosa nostra” negli Usa, e la 'ndrina Ursino. Nel mezzo “una cellula collegata con gli americani ed i calabresi sedente nel beneventano”. Diciotto i fermi (altri sette oltroceano) eseguiti all'epoca dalle Squadre mobili reggina e beneventana, dallo Sco (Servizio centrale operativo della Polizia) e dall'Fbi su ordine del Procuratore Federico Cafiero de Raho, dell'aggiunto Nicola Gratteri e del sostituto Paolo Sirleo. Tra i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio (altre posizioni sono trattate in procedimenti separati) figurano, sul versante sannita, Carlo Brillante, 50 anni; Daniele Cavoto, 29 anni, Andrea Memmolo, 29 anni, Raffaele Valente (domiciliato a New York), 44 anni, tutti di Montefalcone di Valfortore, centro nel quale aveva il suo domicilio anche Francesco Vonella, 28 anni, residente in provincia di Catanzaro. Tra gli altri imputati – quasi tutti calabresi - spicca il nome di Francesco Ursino, 33 anni, ritenuto a capo dell'omonima cosca di Gioiosa Ionica. Per tutti, a vario titolo (promotori o partecipi) l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Per Brillante, Cavoto, Memmolo, Valente e Vonella anche l'accusa di associazione di stampo mafioso. Una presunta organizzazione che avrebbe operato a Montefalcone e zone limitrofe, accreditata di “una forza di intimidazione” e di interessi in più settori. A Montefalcone gli investigatori, impegnati a definire i movimenti tra Stati Uniti ed Italia, erano giunti partendo da una conversazione, intercettata nel gennaio 2013, tra un intermediario ed alcuni indagati. Si parla di una nave che sarebbe dovuta salpare di lì a breve: per la Dda è il riferimento alla spedizione di cocaina. Attenzione puntata, poi, sull'arrivo nel nostro Paese, dopo essere stato espulso dagli Usa, perchè indesiderato, di Tamburello, che sarebbe stato affidato al gruppo sannita, che gli avrebbe offerto a Montefalcone vitto, alloggio e persone dotate di auto. Tamburello, sostiene l'accusa, avrebbe operato per incrementare i rapporti tra statunitensi e beneventani e creare un raccordo con i calabresi. Un gruppo, quello che l'inchiesta ritiene di aver scoperto nel Sannio, con sede nel bar di Carlo Brillante, ritenuto il promotore, zio di Valente. Sono impegnati nella difesa gli avvocati Vincenzo Sguera, Stanislao Lucarelli, Mario Verrusio, Mauro Valentino, Manuela Valente.
Enzo Spiezia
