Le sue condizioni psicologiche, inevitabilmente difficili, non gli consentono ancora, a detta del legale che lo assiste, di sostenere un interrogatorio, di rispondere alle domande ed offrire la propria versione. Non l'ha fatto, fino ad ora, Paulo Francisco da Silva (avvocato Antonio Bruno Romano), il 37enne di origini brasiliane, residente a Benevento, che da tredici giorni è in una cella del carcere di contrada Capodimonte. Accusato del tentato omicidio (e anche di rapina e sequestro di persona) di Roberto Azzurro (nella foto), il 53enne artista napoletano – anch'egli abita in città – ricoverato al Rummo dopo essere stato accoltellato alla gola ed all'addome nella tarda serata del 4 agosto.
Paulo è ritenuto il responsabile di una storia che fin qui è stata scritta sulla scorta delle parole della vittima e dell'attività investigativa condotta dai carabinieri e diretta dal pm Francesca Saccone. Gli inquirenti hanno acquisito una serie di elementi a suo carico, definendo un mosaico al quale manca il tassello delle dichiarazioni dell'indagato, altrettanto importanti nella ricostruzione di quella che, per fortuna, è stata solo una tragedia sfiorata. Una ricostruzione, anticipata da Ottopagine, contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Flavio Cusani dopo la convalida del fermo dell'uomo operato dai militari dell'Arma.
Paulo avrebbe colpito Roberto dopo il suo no alle avances che gli avrebbe rivolto. I due non si conoscevano fino a quel venerdì sera, si erano incrociati nella zona della Rotonda dei Pentri, dove Roberto era arrivato al volante di una Matiz. Paulo era in sella ad un ciclomotore, l'avrebbe avvicinato e, convinto che l'interlocutore cercasse un approccio sessuale, avrebbe avanzato le sue richieste. Il 53enne le aveva respinte, lui avrebbe estratto un coltello e l'avrebbe usato contro Roberto, centrandolo alla testa, poi, con una pietra sulla quale erano state rinvenute tracce ematiche di cui dovrà essere stabilita la provenienza, al pari di quelle repertate nel lavabo del bagno dell'appartamento di Paulo. Le tappe successive sembrano tratte da un noir.
Dopo aver aggredito Roberto, Paulo lo avrebbe costretto ad entrare nel bagagliaio della Matiz e lo avrebbe trasportato fino ad un cavalcavia dal quale avrebbe voluto lanciarlo di sotto, nel fiume Calore. Non ci sarebbe riuscito per l'opposizione del 53enne, gravemente ferito. A quel punto, avrebbe lasciato il malcapitato nei pressi dello svincolo di Paupisi della 372, dove era stato ritrovato e soccorso, e si sarebbe messo al volante della Matiz, intercettata e bloccata dalla polstrada di Campobasso in un'area di servizio a Termoli. Il 37enne aveva inizialmente accennato ad un'aggressione compiuta da una terza persona e ad un suo intervento in difesa di Roberto. Poi era rimasto a bocca chiusa dinanzi al giudice. Un silenzio che continua.
Esp
