E' un'inchiesta che all'epoca aveva fatto particolarmente rumore, ma sulla quale è ormai calata la scure della prescrizione. Era il maggio 2006 quando l'indagine diretta dal pm Francesco De Falco, e condotta dai carabinieri del Noe di Napoli, era sfociata in ventitrè arresti - tredici in carcere, dieci ai 'domiciliari – e tre obblighi di dimora disposti dal gip Simonetta Rotili. Un blitz che aveva interessato le province di Benevento, Avellino, Napoli e non solo, chiamando in causa, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti provenienti dalla Campania e da Foggia, titolari, soci e addetti di ditte e imprese che operano nel settore ambientale ed in quello della raccolta e dello smaltimento dell'immondizia, consulenti, dipendenti pubblici e proprietari di aziende agricole.
“Dry cleaner” il nome dato all'operazione, centrata su fatti inclusi in un arco temporale che va dal 2001 al marzo 2005. Sono trascorsi oltre dieci anni, ma il processo a carico di trentuno persone (altre quattro avevano patteggiato nel 2008) non è neanche iniziato. Questa mattina era in programma un'udienza, ma anche stavolta è stato tutto inutile. Due componenti il collegio giudicante si sono infatti dichiarati incompatibili per essersi pronunciati in precedenza. Se ne parlerà ad ottobre, dinanzi ad un nuovo collegio.
E' una storia che merita di esser raccontata in tutte le sue tappe. A cominciare da quella del marzo 2008, allorchè il gup Sergio Pezza, chiamato a decidere sulle richieste di rinvio a giudizio, aveva disposto la trasmissione degli atti, per competenza territoriale, alla Procura di Ariano Irpino. Nell'ottobre dello stesso anno erano state avanzate le 'nuove' richieste di rinvio a giudizio, con la fissazione dell'udienza preliminare nel marzo 2010. Un appuntamento che si era concluso con la dichiarazione di incompetenza territoriale del giudice del Tribunale del Tricolle, che a sua volta aveva spedito il fascicolo alla Procura di Napoli, diventata il 'dominus' in materia di rifiuti dopo l'entrata in vigore nel 2008 di un decreto legge.
Tutto daccapo, dunque: ancora richieste di rinvio a giudizio, un'ulteriore udienza preliminare e, nel 2014, la decisione di spedire tutti a processo dinanzi al Tribunale di Benevento. Un processo mai cominciato, il cui destino è già segnato.
Enzo Spiezia
