Erano da poco trascorse le 9 quando è piombato nella stanza di un giudice al quarto piano del Tribunale. Ha chiesto se fosse proprio quello che cercava, facendone il cognome (“Lei è...?”), poi si è presentato: “Sono un detenuto...”. Non si è limitato a questo, ha fatto di più. Perchè, dopo aver sostenuto di chiamarsi allo stesso modo – stesso cognome - del magistrato che gli stava di fronte, ha anche aggiunto che “gli avevano messo un certo avvocato...” di cui ha declinato le generalità.
Poi è andato via senza aggiungere altro, lasciando di stucco il giudice che fino a quel momento lo aveva ascoltato non senza un comprensibile pizzico di timore e anche di sconcerto. Perchè quell'uomo, vestito con un giubbino bianco, avrebbe potuto combinare qualsiasi cosa se le sue intenzioni fossero state pessime.
Non è andata così, per fortuna, ma l'episodio – sono successivamente intervenuti i carabinieri che stazionano al primo piano, quello delle udienze -, ha inevitabilmente creato preoccupazione. Riproponendo il problema della sicurezza al Palazzo di giustizia di Benevento, già in passato teatro delle 'rimostranze' – definiamole così – di personaggi di vario tipo, non solo di alcuni già noti alle forze dell'ordine, che, dopo aver guadagnato l'accesso alla struttura ed aver salito le scale senza alcuna difficoltà, hanno dato in escandescenze all'interno delle cancellerie, intimorendo i dipendenti, in alcuni casi costretti a far ricorso, poi, alle cure dei medici.
Esp
