In moto in Croazia e documenti falsi: beccato così VIDEO

La cattura di Paolo Messina da parte della Mobile: era a Zara. Sequestrati 18.500 euro

Benevento.  

Aveva più sim telefoniche “dedicate” ma una in particolare gli sarebbe stata fatale. Lo hanno rintracciato ed arrestato gli agenti della Squadra mobile di Benevento con i colleghi dei reparti speciali della polizia croata a Zara, in Croazia. È finita ieri in tarda mattinata la latitanza di Paolo Messina, 35 anni, di Benevento, che lo scorso 31 ottobre la Corte di Assise ha condannato a 25 anni per l'omicidio volontario di Antonello Rosiello, ucciso a colpi di pistola nelle prime ore del 25 novembre del 2013.

Una pena di 5 anni inferiore a quella proposta dal pm Miriam Lapalorcia, che aveva chiesto un'ordinanza di custodia cautelare adottata dallla Corte dopo la sentenza. Messina non era in aula quando era stata letta, da quel giorno era scomparso. Di lì un mandato di arresto europeo.

Ieri la fuga è stata interrotta grazie alle indagini coordinate della Procura di Benevento e che la Squadra mobile, diretta dal vicequestore Emanuele Fattori, ha eseguito anche con “il prezioso supporto del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato di Roma e dell'Interpol”, ha spiegato il Procuratore Capo Aldo Policastro durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina presso il Palazzo di Giustizia di via De Caro.

Messina è stato fermato all'interno di un residence. Aveva con sè documenti falsi italiani. Nella sua stanza ritrovati e sequestrati 18.500 euro in contanti e le schede sim per cellulari. Dinanzi alla struttura ricettiva rinvenuta anche la moto che avrebbe utilizzato per la fuga. Un mezzo "di cui aveva la disponibilità già alcuni giorni prima della fuga", in sella al quale l'uomo avrebbe raggiunto la Croazia dopo aver percorso, probabilmente, la fascia adriatica, fino al confine.

Messina è ora rinchiuso nel carcere di Zara, addesso si attende l'estradizione in Italia, che prevede tempi che vanno dai 10 ai 90 giorni.

“Un lavoro di squadra intenso – ha rimarcato il Procuratore Aldo Policastro - Procura, Squadra mobile e Interpol con la polizia croata hanno lavorato in modo affiatato tanto da portare un risultato immediato, rapido. La latitanza di Messina – ha poi aggiunto - è stata possibile grazie ad una rete di rapporti che Messina aveva. Utilizzava telefoni dedicati. Successivamente avrebbe sicuramente raggiunto altri luoghi più lontani. Le indagini proseguono anche per individuare chi ha favorito la latitanza”.

 Policastro ha anche disvelato un altro tassello di questa vicenda. Si tratta di un allarme bomba che era scattato il 20 dicembre del 2016 all'interno del Tribunale. “In quell'occasione la polizia aveva rinvenuto in un bagno un tubo metallico – ha spiegato Policastro -. Avevamo già identificato la persona che aveva telefonato per lanciare l'allarme. Non avevamo compreso il movente della telefonata. Nel corso di questa indagine lo abbiamo scoperto. Abbiamo riscontrato una relazione tra il soggetto titolare dell'utenza telefonica dalla quale era partita la telefonata e Messina. Quel giorno – ha precisato il numero uno della Procura Sannita – era in programma un'udienza del processo per l'omicidio Rosiello che vedeva imputato Messina”.

Un'udienza nel corso della quale, va ricordato, Messina si era sottoposto all'esame delle parti, rispondendo alle domande del Pm, dei legali delle parti civili e del suo difensore, l'avvocato Angelo Leone.

Insomma, indagini tutt'altro che concluse anche alla luce di elementi nuovi emersi nel lavoro investigativo delle ultime settimane.

“Da qualche tempo il coordinamento che la procura di Benevento sta facendo delle attività investigative appaia del tutto efficace e sta producendo risultati importanti”. Ha invece affermato il questore Giuseppe Bellassai. “Quello di ieri – ha proseguito il questore - è soltanto uno dei momenti che dimostra l'efficacia di queste attività. Grazie agli uomini e alle donne della Squadra Mobile. A loro tutta la mia stima”.

“Ventitré giorni di indagini serrate, frenetiche. Per garantire questa attività è stato fondamentale il supporto immediato dello Sco e Interpol con attrezzature e personale che ci hanno permesso di indirizzare in maniera veloce le indagini nel territorio croato”, ha spiegato il vicequestore Emanuele Fattori che ha snocciolato le fasi della cattura ed annunciato: “riteniamo che potesse fuggire ancora in località più lontane e più difficili da raggiungere. Ora ricostruiremo tutta la 'filiera' che ha permesso la fuga di Messina”.   

Al.Fa