Schiacciato dal trattore, a giudizio anche proprietario mezzo

Nel maggio 2014 il dramma a San Lorenzello. Già a processo il datore di lavoro

Benevento.  

La moglie, tirata in ballo come datore di lavoro, è già imputata in un processo di cui il prossimo 30 aprile potrebbe essere pronunciata la sentenza. Stessa sorte, il rinvio a giudizio, per il marito – Antonio Federico (avvocato Silvio Falato) -, proprietario del trattore che, ribaltandosi, aveva schiacciato Giovanni Lanterna, 51 anni, originario di Minturno ma residente a Faicchio, la cui vita si era fermata per sempre il 20 maggio del 2014 a San Lorenzello.

L'ulteriore sviluppo è stato deciso questa mattina dal gup Gelsomina Palmieri: il 4 giugno il via al dibattimento centrato sul dramma che si era consumato in località Fontana Laurenziello, dove la vittima stava irrorando un uliveto in sella ad un trattore gommato. All'improvviso, in un tratto del fondo a forte pendenza, il mezzo si era ribaltato, abbattendosi sul malcapitato. Inutili i soccorsi, per l'uomo non c'era stato alcunchè da fare.

Il sostituto procuratore Marcella Pizzillo aveva affidato l'incarico dell'autopsia al medico legale, la dottoressa Monica Fonzo, che l'aveva eseguita alla presenza del professore Fernando Panarese (per i familiari, assistiti dall'avvocato Angelo Leone) ed il dottore Emilio D'Oro per Caterina Ucci, per conto della quale Lanterna stava operando.

Una tragedia sul lavoro al centro di un'indagine dei carabinieri che si era conclusa con una richiesta di archiviazione alla quale la parte offesa si era opposta. Inevitabile, dunque, la fissazione di una camera di consiglio, all'esito della quale il gip Gelsomina Palmieri aveva ordinato l'imputazione coatta a carico di Caterina Ucci. Di qui l'udienza preliminare che si era tenuta il 16 marzo del 2016, nel corso della quale, oltre al rinvio a giudizio di Ucci , era stata disposta la trasmissione degi atti alla Procura.

In quella occasione, infatti, l'avvocato Leone, che lo aveva già fatto in precedenza, aveva sottolineato la necessità di chiamare in causa anche il coniuge, Antonio Federico. Diventato, dunque, il destinatario di una richiesta di processo che il giudice Palmieri, come detto, ha accolto.

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