Era sottoposto alla libertà vigilata, ma la misura è stata aggravata con quella della permanenza per un anno in una casa lavoro a Vasto. E' la destinazione che attende Corrado Sparandeo, 61 anni, di Benevento, più volte rimbalzato all'onore delle cronache come uno dei capi dell'omonimo clan.
La decisione è stata adottata in relazione alla pericolosità sociale di Sparandeo, contestata per i fatti per i quali ne è stato chiesto il rinvio a giudizio – vedi altro servizio – in un'indagine dei carabinieri e della Dda che riguarda, a vario titolo, anche altre dieci persone. Un'inchiesta che ha incrociato il no del Gip prima, e del Riesame poi, alle richiesta di misure cautelari avanzate dal pm Luigi Landolfi. Corrado Sparandeo è chiamato in causa, in particolare, per associazione per delinquere di stampo camorristico e quattro estorsioni aggravate dal metodo camorristico.
Accuse prospettate per vicende che vanno dal settembre 2016 al febbraio 2017, che dimostrerebbero, appunto, la pericolosità del 61enne, nel mirino della Divisione anticrimine della questura, e la necessità, dunque, di spedirlo ad una casa lavoro.
Una misura eseguita dalla Squadra mobile: Sparandeo, che ha nominato come difensore l'avvocato Antonio Leone, che farà ricorso al Tribunale di sorveglianza, è stato condotto in carcere, da dove sarà trasferito a Vasto.
Arrestato nel marzo 2014 nella maxi indagine ('Tabula rasa' il nome in codice) della Dda e dei carabinieri contro il clan Sparandeo, l'allora 57enne era stato assolto nel febbraio 2015 dal gup del Tribunale di Napoli, al pari di altre trenta persone, al termine del rito abbreviato scelto da trentotto imputati. Una sentenza ribaltata in appello, nel gennaio 2017, con undici condanne. Una a carico di Corrado Sparandeo -11 anni, 1 mese e 10 giorni – per associazione per delinquere di stampo camorristico. Una pronuncia sulla quale si attende ora che venga fissato l'appuntamento dinanzi alla Cassazione.
Esp
