Con questa riforma a rischio autonomia e indipendenza dei magistrati - VIDEO

FOTO - Benevento. Convegno Anm, confronto a più voci sulla separazione delle carriere delle toghe

Benevento.  

Separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, sì o no? E' l'interrogativo che ci troveremo di fronte, a marzo, nel referendum sulla riforma approvata dal Parlamento. Tema delicato, importante, dunque, ogni occasione di confronto. Come quella organizzata questo pomeriggio in Tribunale dalla sottosezione di Benevento dell'Associazione nazionale magistrati.

Solo posti in piedi nell'aula dedicata a Falcone e Borsellino per ascoltare le diverse posizioni su un argomento che, a nostro modesto avviso, sembra appassionare soltanto gli addetti ai lavori, nelle loro molteplici declinazioni, e molto poco la gente comune. E sul quale, in una democrazia con sempre meno popolo che va alle urne, è altamente probabile che il voto sarà dettato più dalla radicalizzazione politica che dal giudizio nel merito. Tant'è.

Il sostituto Maria Colucci, presidente della locale Anm, ha moderato i lavori, aperti da quelli che dovevano essere solo saluti istituzionali e non lo sono invece stati, inevitabilmente. Colucci ha ricordato che “l'uscita dei pm dall'unico ordinamento giudiziario pensato dai Costituenti li esporrebbe al rischio di condizionamento”, mentre il presidente del Tribunale, Michele Russo, si è chiesto se la riforma “incida sull'assetto dello Stato e rispetti i principi dell'ordinamento costituzionale”.

Il procuratore facente funzioni Gianfranco Scarfò si è detto convinto che la riforma crei “problemi non solo di assetto dei poteri, ma anche dei diritti”, il presidente dell'Ordine degli avvocati Stefania Pavone si è personalmente espressa per il via libera ad una “riforma che rappresenta l'approdo di un processo iniziato anni fa”. Di parere opposto il sindaco Clemente Mastella: “Sono per il no alla riforma, sulla quale il Parlamento è rimasto silente, perchè voglio conservare il rispetto per l'autonomia dei magistrati”.

Poi gli interventi: Aldo Policastro, procuratore generale presso la Corte di appello, ha sottolineato che in sempre più Paesi esiste una linea internazionale che fa capo al potere politico e e non alla giurisdizione, che quello che si sta combattendo è “un confronto fondamentale per la qualità della democrazia”, ed “i violenti attacchi quotidiani, per delegittimarli, a singoli magistrati”. Il presidente della Camera penale, Nico Salomone, ha sostenuto che il “parlamentarismo ha bloccato l'Italia per decenni”, e l'assenza di “attentati alla democrazia”. E' favorevole alla riforma, ma ha aggiunto che “se proponessero la subordinazione dei Pm al governo, gli avvocati scenderebbero in piazza con i magistrati”. Al dibattito, inoltre, i contributi del giornalista Lirio Abbate, di Katia La Regina, docente di Procedura penale alla 'Giustino Fortunato', Michele Marino, di Libera, e dell'avvocato Lidia Caso, componente dell'Organismo congressuale forense.