Rifiuti a Sant'Agata, sequestrati i mezzi della 'Unitrans'

Indagine della Procura di Benevento e della guardia di finanza di Napoli

rifiuti a sant agata sequestrati i mezzi della unitrans
Sant'Agata de Goti.  

Hanno sequestrato più mezzi che, utilizzati, avrebbero concretizzato, secondo l'impostazione accusatoria, le ipotesi di reato di inquinamento ambientale, trasporto e smaltimento illecito di rifiuti, anche pericolosi, e realizzazione e gestione non autorizzata di discarica. 

E' il 'bottino' del decreto adottato a Sant'Agata dei Goti a carico della 'Unitrans' di Giovanni Izzo - è difeso dall'avvocato Pietro Romano -, una società che opera nel settore dell'autotrasporto. Il provvedimento, firmato dal Gip su richiesta della Procura di Benevento, guidata da Aldo Policastro, è stato eseguito dai finanzieri del Reparto operativo aeronavale e del Nucleo di polizia economico — finanziaria di Napoli, con la collaborazione dei militari della Tenenza di Montesarchio delle fiamme gialle.

L'indagine, diretta dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e dal sostituto Donatella Palumbo, nasce dalla “localizzazione – si legge nel comunicato firmato dal capo dell'ufficio inquirente - , nel corso di una ricognizione aerea, nel Comune di Sant’Agata de Goti, di “una vasta area, di circa 18.000 metri quadrati, sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali (in quanto adiacente ad un alveo e due laghi artificiali identificati come “oasi del verde”) che risultava destinata alla gestione indiscriminata di una discarica di rifiuti speciali anche pericolosi”.

La tappa successiva, supportata anche dall'intervento dell'Arpac di Napoli, era stata la scoperta di violazioni della normativa ambientale. In particolare, spiegano gli inquirenti, erano stati “fotografati lo sversamento e il tombamento di migliaia di metri cubi di rifiuti di ogni genere, tra cui rifiuti speciali pericolosi provenienti dal ciclo industriale, smaltiti illecitamente grazie ad un copioso volume di documenti di trasporto” rutenuti “falsi o alterati”. In quella circostanza – siamo nel novembre del 2016 -, oltre “all'arresto in flagranza di due persone, e alla denuncia del rappresentante della società esercente l’attività di autotrasporto per conto terzi”, erano stati sequestrati  l’intera area, 25 automezzi da lavoro, un impianto di trito-vagliatura e varia documentazione extracontabile”. 

Il prosieguo dell'attività investigativa avrebbe consentito di far emergere la presunta “continuazione delle condotte illecite di smaltimento non autorizzato dei rifiuti da parte dello stesso soggetto rappresentante della società esercente l’attività di autotrasporto, nonché di individuare altri siti di stoccaggio di rifiuti non autorizzati, siti nel comune di Limatola”. 

A completare il quadro, una serie di accertamenti tecnici compiuti con vigili del fuoco, Arpac, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e Benecon (Centro regionale di competenza per i beni culturali, l’ecologia e l’economia). “Prezioso” l’impiego di un drone del centro Benecon, dotato di una telecamera ad alta risoluzione, che ha permesso "di effettuare il rilievo tridimensionale dell’area interessata, consentendo di orientare efficacemente gli ulteriori e più specifici accertamenti tecnici sulla matrice suolo ed il rinvenimento dei rifiuti tombati nell’area di cava”. 

Un lavoro che avrebbero confermato “la presenza sul sito di materiale di risulta derivato dall’edilizia (nel caso specifico fibre di amianto nei manufatti di fibre-cemento), nonché di sversamenti di recente fattura, in quanto privi di vegetazione spontanea, costituiti da fanghi disidratati, provenienti verosimilmente dall’industria agroalimentare e, precisamente, dalla lavorazione di pomodori”. 

Di qui la proposta, accolta, del sequestro, durante la cui esecuzione è stato arrestato, per resistenza, il figlio di Giovanni Izzo, “anche lui indagato per illecita raccolta, trasporto e smaltimento di rifiuti e realizzazione e gestione di una discarica non autorizzata”, che avrebbe “ostacolato ile operazioni distruggendo un autoveicolo parcheggiato nelle immediate adiacenze della località ove erano stati seppelliti i rifiuti pericolosi, nonché tentando di distruggere tutte le autovetture e i mezzi ivi parcheggiati, tra le quali anche quelle di servizio della Guardia di Finanza”.

Esp