La 'tegola' è già caduta sulla testa di qualche Comune che si è sentito chiedere dalla guardia di finanza, all'improvviso, la documentazione relativa agli anni che vanno addirittura dal 1997 al 2014, ed è probabile che possa riguardare anche altri centri della provincia. Tutti potenziali destinatari di un'iniziativa adottata dalla Procura presso la Corte dei conti di Napoli, che ha avviato un'indagine sul possibile danno da concorrenza che gli enti locali avrebbero causato nella gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Nel mirino sono finite, in particolare, le proroghe che sarebbero state accordate alle ditte incaricate di svolgere il servizio.
Una scelta compiuta soprattutto durante l'emergenza che a lungo ha scandito la vita della Campania, che si sarebbe tradotta in un danno quantificato nell'ordine del 5%. E' l'importo che sarebbe stato possibile risparmiare se, sostengono i magistrati contabili, fossero state indette gare d'appalto che, mettendo l'una contro l'altra le varie imprese interessate, avrebbero comportato una riduzione dei costi.
Una nuova grana per i Comuni, già costretti a fare i conti con delicatissimi equilibri finanziari che spesso sfociano nel taglio di servizi necessari ai cittadini, e con la tenaglia delle inchieste della Procura. Come l'ultima, in ordine di tempo, in materia di inquinamento dei fiumi Calore, Sabato ed Isclero, con il sequestro di più scarichi urbani non depurati. Un provvedimento eseguito a Benevento, Forchia, Airola, Limatola, Torrecuso e Castelpoto, che prevede la “facoltà d’uso, affinché le autorità amministrative competenti possano esercitare con il massimo rigore i propri poteri non solo in materia di realizzazione di impianti di depurazione ma anche in materia di concessioni di nuovi permessi di costruire, di permessi di abitabilità, di autorizzazioni allo scarico di reflui nelle pubbliche fognature, di autorizzazioni all’inizio o continuazione di qualsiasi attività commerciale, artigianale e industriali”.
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