Due hanno risposto, altrettante si sono invece avvalse della facoltà di non farlo. Sono le scelte adottate da quattro delle cinque persone arrestate qualche giorno dai carabinieri della Compagnia di Maddaloni e dalla guardia di finanza di Benevento in un'inchiesta, diretta dal pm della Dda di Napoli, Luigi Landolfi, nella quale sono state prospettate a vario titolo le ipotesi di reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e tentata estorsione aggravate dalle finalità camorristiche.
Dinanzi al gip del Tribunale partenopeo Mario Morra, che aveva firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere – il Pm aveva proposto che colpisse anche altri cinque indagati - sono comparsi, a Santa Maria Capua Vetere, Vincenzo Barbato Iannucci (avvocato Antonio Leone), 42 anni, di Castelvenere, finanziere in servizio a Solopaca, e Giovannina Sgambato (avvocato Pietro Romano), 68 anni, di San Felice a Cancello. Entrambi hanno respinto le accuse: quella associativa a carico di Iannucci, anche di tentata estorsione per Sgambato.
Iannucci, in particolare, ha offerto la sua versione sui rapporti con alcuni indagati, sostenendo di averli intrattenuti al massimo per un mese e mezzo; un lasso di tempo nel quale lui, che sarebbe stato componente dell'associazione e intermediario nel settore delle estorsioni, avrebbe ricevuto delle direttive che non avrebbe però mai eseguito.
Anche Sgambato ha escluso ogni addebito, di essere, come indicano gli inquirenti, uno dei vertici di un clan che nella Valle di Suessola avrebbe raccolto l'eredità di quello dei Massaro, decapitato dai blitz delle forze dell'ordine. Un ruolo apicale condiviso, a detta della Dda, con Michele Lettieri (avvocato Alessandro Barbieri), 54 anni, di Pignataro Maggiore, che se n'è invece rimasto in silenzio dinanzi al giudice, al pari di Vincenzo Carfora (avvocato Mario Cecere), 49 anni, di Forchia. In attesa della decisioni sulla sostituzione della misura chiesta per Iannucci, la parola passa ora al Riesame, al quale i difensori si rivolgeranno. Domani, infine, l'interrogatorio di Enzo Ruotolo, 43 anni, di San Felice a Cancello, detenuto a Terni.
Nel mirino sono finite, come è ampiamente noto, due estorsioni tra San Felice a Cancello e Montesarchio e una terza, solo tentata, a Paolisi. Episodi che risalgono al periodo tra settembre ed ottobre 2015, quando sarebbe stato corso il rischio di rompere la 'pax' fissata dal limite territoriale del 'ponte di ferro' all'ingresso di Arpaia. Ad una estorsione, consumata ad Arpaia, zona ad influenza casertana, ed attribuita al clan Pagnozzi nella versione offerta in giro da uno degli autori, sarebbe infatti seguito uno sconfinamento a Paolisi, con il tentativo di imporre il pizzo ad un'attività imprenditoriale di Paolisi. Una situazione di conflittualità che sarebbe stata composta dalla mediazione assicurata da personaggi considerati vicini ai Pagnozzi e a Lettieri.
Esp
