L'appuntamento è per martedì nei carceri di Poggioreale e Secondigliano. Anche per chi, come Cristian Bertozzi, 37 anni, si è presentato nella tarda serata di ieri presso la casa circondariale di contrada Capodimonte. E' nelle due strutture detentive napoletane che si svolgeranno gli interrogatori di garanzia per le persone arrestate all'alba di ieri nell'indagine antidroga della Dda e della Squadra mobile.
Diciotto i destinatari – all'appello ne mancano ancora due – dei provvedimenti restrittivi firmati dal gip Federica Colucci su fatti inclusi in un arco temporale che va dal novembre del 2013 al gennaio 2015. Quindici mesi di lavoro investigativo intervallato da arresti e sequestri di roba, di intercettazioni ambientali e telefoniche che avrebbero consentito di disegnare vertici e compiti di una presunta associazione per delinque finalizzata all'approvvigionamento ed allo spaccio di cocaina, crack, eroina, marijuana ed hashish. Droga comprata tra Villa Literno, Giugliano, Castelvolturno e Napoli e poi piazzata nel capoluogo sannita.
Nell'ordinanza, adottata sul presupposto del pericolo, "assolutamente attuale, di reiterazione del reato, figurano Nicola Fallarino, 34 anni; Giuseppe Fallarino, 24 anni; Giuseppe Iele, 34 anni, di Benevento; Matteo Ventura, 23 anni, di Ceppaloni; Cristian Bertozzi, 37 anni; Maurizio Iuliano, 25 anni; Raffaele Iuliano, 28 anni; Alberico D'Auria, 23 anni, di Benevento; Aldo Pugliese, 26 anni, di Ceppaloni; Marco Intorcia, 30 anni; Enzo Martinelli, 38 anni; Stanislao Musco, 41 anni; Mauro Fornito, 46 anni; Roberto Ferrara, 46 anni; Pompeo Anzovino, 25 anni; Emanuele Tesauro, 28 anni; Cosimo Sferruzzi, 31 anni, Umberto Ianniello, 31 anni, anche loro della città, difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Leone, Gerardo Giorgione, Cipriano Ficedolo, Angelo Leone, Marcello D'Auria, Vincenzo Sguera, Marianna Febbraio, Claudio Fusco, Vincenzo Regardi, Nino Del Piero, Valeria Verrusio.
Attenzione puntata sul ruolo di Nicola Fallarino, considerato il promotore -organizzatore del gruppo. Che sia lui il “capo”, che sia “sua la prerogativa di comando sulla piazza di spaccio beneventana”, emergerebbe, secondo il gip, da una serie di conversazioni, anche dei “suoi subordinati”. Due di questi ultimi parlano in auto, nel febbraio 2014, anche del portapietrine per accendini nel quale viene nascosta la droga (“Se la pietrina la vai a prendere a Napoli la trovi piena pure fino a dentro il tappo, però se la prendi a Benevento la trovi piena magari fino a sopra”), lamentando che nel caso di un venditore la “pietrina è a metà”, e sottolineando che “solo lui (Fallarino Nicola, annotano gli investigatori) vende il crack”. E uno degli interlocutori precisa: “Solo noi lo facciamo... solo noi... e a Benevento nessuno lo può vendere”.
Esp
