Quella roba era del papà, scomparso da qualche tempo. Era un appassionato di armi ed aveva l'abitudine di conservare tutto. Lui non era a conoscenza che fossero disseminate un po' ovunque, altrimenti se ne sarebbe liberato. Ancor di più alla luce dei sospetti che si sono inevitabilmente concentrati nei suoi confronti dopo l'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato con due colpi di pistola, lo scorso 19 luglio, dinanzi alla sua casa. A distanza di un mese dal momento in cui - il 18 giugno- era uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna a 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi sulla 15enne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero.
E' la figlia di Lucio Iorillo, 58 anni, di Frasso Telesino, operaio della Comunità montana del Taburno, arrestato ieri dai carabinieri per alterazione e detenzione di armi clandestine, fabbricazione e commercio non autorizzato di armi e ricettazione. Ipotesi di reato dalle quali nella tarda mattinata di oggi si è difeso nel carcere di contrada Capodimonte, dove è comparso, assistito dagli avvocati Raimondo Salvione e Renato Jappelli, dinanzi al gip Loredana Camerlengo.
Il 58enne ha risposto alle domande, sostenendo di non sapere alcunchè del materiale sequestrato dai carabinieri al termine della terza perquisizione subita dal giorno del delitto Matarazzo, e attribuendo al genitore la paternità di quanto era stato rinvenuto in più punti dell'abitazione: una pistola fabbricata artigianalmente; due canne prive di matricola e 2 calcioli per fucili calibro 16; alcune centinaia di cartucce di vario calibro sia per pistola, sia da caccia; l’attrezzatura idonea per effettuare la manutenzione alle armi e quella occorrente per confezionare e caricare artigianalmente le cartucce; una noccoliera in metallo.
Iorillo ha ribadito che, se solo avesse avuto contezza dell'esistenza di armi e munizioni, sarebbe stato suo interesse farle sparire. Anche e soprattutto dopo essere finito nel mirino degli inquirenti per l'uccisione di Matarazzo, rispetto alla quale ha escluso ogni possibile responsabilità.
Al termine dell'udienza di convalida, il giudice ha applicato all'uomo gli arresti domiciliari, disponendo che possa uscire dalle 6 alle 7 e dalle 15 alle 20 per accudire le pecore e le mucche che alleva.
Esp
