Armi e munizioni, Lucio Iorillo rimesso in libertà

Il 58enne di Frasso, che era ai domiciliari, è il papà della 15enne suicida nel 2008

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Frasso Telesino.  

Rimesso in libertà dal gip Loredana Camerlengo, che dopo l'udienza di convalida gli aveva concesso i domiciliari, Lucio Iorillo (avvocato Raimondo Salavione), 58 anni, di Frasso Telesino, operaio della Comunità montana del Taburno, che lo scorso 13 agosto era stato arrestato dai carabinieri per alterazione e detenzione di armi clandestine, fabbricazione e commercio non autorizzato di armi e ricettazione. Ipotesi di reato prospettate dopo una perquisizione della sua abitazione che aveva consentito di sequestrare pistole e cartucce di cui l'indagato aveva attribuito la paternità al proprio genitore, scomparso da qualche tempo, che aveva l'abitudine di conservare tutto.

Il 58enne aveva sostenuto di non essere a conoscenza che armi e munizioni fossero disseminate un po' ovunque, altrimenti se ne sarebbe liberato. Perchè quella perquisizione era la terza subita dalla sera del 19 luglio, quando era stato commesso il delitto di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato con due colpi di pistola a distanza di un mese dal momento in cui era uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna a 11 anni e 6 mesi perchè riconosciuto responsabile di abusi su una 15enne che il 6 gennaio del 2008 si era tolta la vita impiccandosi ad un albero. Lucio Iorillo è il padre della ragazza, di qui gli inevitabili sospetti sulla sua famiglia. Un omicidio al centro di un'inchiesta scandita, oltre che dall'analisi delle celle telefoniche e delle immagini che potrebbero essere state registrate da qualche telecamera, ma non a Frasso Telesino, da una serie di escussioni.

E' il caso della moglie di Iorillo, nuovamente ascoltata come persona informata sui fatti una decina di giorni fa, quando ha ricostruito i movimenti fatti la sera del delitto, ricordando che lei ed il marito, invitati da alcuni amici, avevano cenato con loro alla frazione Laiano di Sant'Agata dei Goti, e di essere stati costretti a rientrare perchè il figlio li aveva avvertiti che presso la loro casa si erano presentati i militari, impegnati nelle indagini scattate dopo quanto avvenuto alla contrada Selva, dove viveva la vittima, intorno alle 20.30. Quando due uomini a bordo di un'auto di colore scuro, facendo finta di essersi persi, e con la scusa di dover chiedere un'informazione sulla strada per Montesarchio, avevano fatto fuoco cinque volte contro Giuseppe Matarazzo, centrato da due proiettili, probabilmente mentre si stava girando, al cuore ed al torace.

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