Una ha deciso di rispondere, l'altra di avvalersi della facoltà di non farlo. Scelte opposte per le due persone arrestate ieri nell'inchiesta sull'omicidio di Giuseppe Matarazzo, il 45enne pastore di Frasso Telesino ammazzato a colpi di pistola lo scorso 19 luglio dinanzi alla sua abitazione alla contrada Selva.
Non è stato in silenzio Giuseppe Massaro (avvocato Alessandro Della Ratta), 55 anni, di Sant'Agata dei Goti, accusato di aver fornito la Croma adoperata per portare a termine la missione di morte. Comparso dinanzi al gip Flavio Cusani – presente il sostituto procuratore Francesco Sansobrino, titolare dell'attività investigativa dei carabinieri-, che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, Massaro ha reclamato la sua assoluta estraneità al delitto, sostenendo di non saperne alcunchè.
Lo ha fatto offrendo una sua spiegazione alle circostanze che gli sono state addebitate. Ad iniziare dai rapporti e dalle telefonate intercorse con Generoso Nasta (avvocato Orlando Sgambati), 30 anni, di San Felice a Cancello, indicato come il conducente della Croma, che se ne è invece rimasto a bocca chiusa. “Lo conosco da tempo, siamo amici, abbiamo anche fatto insieme dei lavori in campagna, per questo ci siamo sentiti più volte”.
Il 55enne ha ammesso lo stato di preoccupazione nel quale versava, emerso dalle intercettazioni, ma lo ha attribuito non al timore di possibili sviluppi dopo il ritiro, operato dai militari, della sua 357 magnum (“Non l'avevo mai prelevata dalla cassaforte”), un'arma soltanto “compatibile”- hanno spiegato gli inquirenti- con quella usata contro Matarazzo, ma ad un'indagine per estorsione a suo carico.
Quanto alla presenza della Croma a Frasso Telesino, il 17 ed il 18 luglio, Massaro l'ha spiegata con l'incarico ricevuto dal parroco della chiesa di San Silvestro a Sant'Agata dei Goti. “Sono andato a Frasso, come faccio ogni anno, per verificare se fossero affissi, o fossero stati stracciati, i manifesti relativi ad una sagra che si tiene a San Silvestro agli inizi di agosto”. E ancora: in relazione al tentativo di procurarsi documenti falsi, il 55enne ha affermato di aver chiesto informazioni per conto di un albanese che voleva far venire in Italia alcuni amici.
Dubbi sono stati espressi dall'avvocato Della Ratta - ha chiesto i domiciliari per il suo assistito - sia rispetto all'individuazione della targa della macchina attraverso una testimonianza che aveva fatto riferimento ad un “numero che poteva essere un 8 o un 3”, sia ai dati forniti nelle tabelle del Gps, con tempi ai quali vanno aggiunte due ore, che hanno ricostruito i movimenti della Croma: l'accensione, la partenza della Croma alle 17.27 (19.27) dalla contrada Palmentata di Sant'Agata dei Goti, dove abita Massaro, l'arrivo a Frasso, il rientro a casa e lo spegnimento della vettura alle 18.31 (20.31).
Un arco temporale nel quale l'azione criminosa viene inclusa “tra le 20.09.00 e le 20.09.30”, quando la vettura si era allontanata dal teatro del delitto. Infine, il capitolo dei soldi, ancora al centro di accertamenti tecnici e bancari, con Massaro che ha ricordato che la figlia aveva depositato in banca, tra il 25 luglio e il 24 settembre, la somma di 13mila euro, frutto di regali di parenti e familiari, dopo un furto in casa regolarmente denunciato.
La parola passa ora al Riesame, con i ricorsi che le difese presenteranno nelle prossime ore.
